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Carbonizzato nel Pistoiese prima è stato massacrato di botte

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 10 Gennaio, 2024, 20:02:29 di Maurizio Barra

È stato prima massacrato
di botte e poi, quando forse ancora respirava ed era
agonizzante, chi lo ha ucciso ne ha cosparso il corpo di liquido
infiammabile e ha dato fuoco. Sarebbe morto così – secondo
l’autopsia conclusa martedì sera – Alessio Cini, 57enne, un
tecnico tessile originario di Sant’Ippolito di Prato, il cui
cadavere è stato trovato semicarbonizzato la mattina dell’8
gennaio davanti alla sua casa situata nella campagna di Agliana
(Pistoia), in località Ferruccia.

   
Nell’autopsia i medici legali hanno definitivamente escluso
l’ipotesi del suicidio e la procura di Pistoia ha aperto un
fascicolo per omicidio volontario. Le indagini dei carabinieri,
dirette dal sostituto procuratore Leonardo De Gaudio, sono
concentrate ora nella ricerca dell’assassino o degli assassini,
non si sa quanti possono aver agito.

   
Secondo quanto si apprende, sulla testa e sul corpo sarebbero
stati trovati traumi e lesioni che sono precedenti all’incendio
e che fanno pensare ad un’azione violenta tale forse da aver
causato la morte dell’uomo, prima ancora che sul suo corpo
fossero appiccate le fiamme.

   
Lunedì mattina, al ritrovamento del cadavere, era stata
fatta una ispezione cadaverica da parte di un medico legale. Il
corpo era parzialmente carbonizzato, in particolare sul lato
sinistro, mentre sulla sommità della testa sarebbe stata notata
fin da subito una lesione, probabile conseguenza di un colpo ma
in un primo momento era difficile da valutare a causa dei danni
dovuti al fuoco.

   
Chi ha ucciso Alessio Cini voleva cancellare le tracce del
delitto.

   
Cini viene descritto come una persona perbene e non aveva
precedenti penali. Svolgeva una professione molto richiesta nel
distretto tessile pratese. Dalle indagini però emergerebbe una
preoccupazione recente, legata alla perdita della casa, proprio
l’appartamento davanti al quale è stato trovato ucciso la
mattina dell’8 gennaio. L’abitazione era finita all’asta dopo
alcune vicende finanziarie che evidentemente non era riuscito a
fronteggiare. La pista patrimoniale è tra quelle privilegiate in
questa fase dagli inquirenti.

   

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