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ANSA/ Gioele Dix, 'adoro Buzzati, ha nutrito il mio immaginario'

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Ultimo aggiornamento 11 Gennaio, 2024, 03:43:25 di Maurizio Barra

È come un viaggio tra le righe di
racconti, di storie, “La corsa dietro il vento – Dino Buzzati o
l’incanto del mondo”. Lo spettacolo con Gioele Dix, al secolo
David Ottolenghi, suoi anche regia e drammaturgia, è in
cartellone il 16 gennaio alle 21 al Teatro Comunale di Sassari e
dal 17 al 21 al Massimo di Cagliari per La Grande Prosa del
Cedac.

   
“Nasce da una mia passione per Dino Buzzati: la lettura dei
suoi romanzi e racconti mi ha costruito come attore, ha nutrito
il mio immaginario e risvegliato la mia vocazione a raccontare
storie, mi ha insegnato a cercare i significati nascosti nelle
pieghe del racconto”, rivela all’ANSA Gioele Dix. L’attore
milanese è protagonista insieme a Valentina Cardinali dello
spettacolo ispirato ai racconti dello scrittore e drammaturgo.

   
“Buzzati racconta la parte oscura di ognuno di noi e le sue
storie conservano tutta la loro attualità”, spiega Dix,
all’attivo un’intensa carriera teatrale, a partire dagli anni
’70 con il Teatro degli Eguali, poi accanto ad artisti del
calibro di Franco Parenti e Sergio Fantoni, diretto da registi
come Gabriele Salvatores, Antonio Salines e Andrée Ruth Shammah.

   
Apprezzato dal grande pubblico per il suo talento di
affabulatore e la sua vis comica – dai primi successi al Derby
Club e allo Zelig di Milano, alla ribalta televisiva con Cocco,
le apparizioni a Mai dire Gol e Zelig – al cinema spazia tra
commedie e film d’autore, oltre a documentari e serie tv. “Dino
Buzzati è uno scrittore che si è sporcato le mani con la realtà,
ha fatto il giornalista, il cronista di guerra, oltre alle
rubriche e alle lettere sul Corriere dei Piccoli maneggiava la
cronaca nera e la trasformava in storie: anche la Storia è fatta
di frammenti, di storie di uomini e donne”, sottolinea
l’attore-regista.

   
Ne “La corsa dietro il vento” l’artista immagina “un
laboratorio di parole” dove mettere in scena personaggi e
vicende: “È uno spettacolo che si nutre di vita, ma dove ci
rendiamo conto che siamo appesi a un filo. È un gioco piacevole,
che inizia da ‘Una pallottola di carta’ e termina con un
frammento autobiografico, quasi un congedo.

   

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