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Rigenerata la cartilagine grazie a biomateriali e ultrasuoni VIDEO

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Ultimo aggiornamento 11 Gennaio, 2024, 21:04:57 di Maurizio Barra

Grazie a biomateriali che incapsulano cellule staminali e che possono essere stimolati tramite ultrasuoni, è stato possibile rigenerare la cartilagine che ricopre le articolazioni tra le ossa. Il risultato si deve ad uno studio italiano guidato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, a cui hanno partecipato anche l’Istituto di Genetica Molecolare ‘Luigi Luca Cavalli-Sforza’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Pavia), l’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera. La ricerca, pubblicata sulla rivista ACS Nano, dimostra l’efficacia di questa tecnica nel trattamento dell’osteoartrosi e il prossimo passo sarà la sperimentazione clinica su pazienti.

 

 

 

Al momento, l’unica soluzione per chi è affetto da osteoartrosi è la protesi d’anca o di ginocchio. Per cercare una soluzione meno invasiva ma efficace, i ricercatori guidati da Leonardo Ricotti hanno sviluppato un biomateriale innovativo in grado di incapsulare cellule staminali che derivano dal tessuto adiposo del paziente stesso. Questo biomateriale può essere facilmente iniettato nell’articolazione e contiene nanomateriali sensibili agli ultrasuoni, una tecnologia sicura e non invasiva: quando vengono stimolati, i nanomateriali producono cariche elettriche che fanno sviluppare le staminali in cellule della cartilagine. Lo stesso stimolo, inoltre, riduce notevolmente l’infiammazione, che gioca un ruolo primario nella patologia.“I risultati ottenuti in questo studio dimostrano l’efficacia di questa tecnica e la sua sicurezza”, commenta Ricotti. “Attualmente sono in corso test preclinici di efficacia, che termineranno nei prossimi mesi, dopodiché punteremo a una sperimentazione su paziente. Questo passaggio richiederà un altro finanziamento, attualmente non disponibile – continua Ricotti – ma che stiamo già cercando. Ci sono tantissime persone affette da questa patologia che ci hanno contattati e che sperano nei risultati di questa ricerca per migliorare la loro qualità della vita”.

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