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Auster su 'Baumgartner', vive per fare i conti col passato

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Ultimo aggiornamento 12 Gennaio, 2024, 23:58:00 di Maurizio Barra

PAUL AUSTER, ”BAUMGARTNER”
(EINAUDI, pp. 156 – 17,50 euro – Traduzione di Cristiana
Mennella). – ”Vivere è provare dolore, si era detto
Baumgartner, e vivere con la paura del dolore significa non
voler vivere”. E’ il momento della presa di coscienza per il
protagonista, un settantenne professore a Princeton di questo
ultimo, intenso, delicato, impietoso e ironico romanzo di Paul
Auster, che, detto per inciso, lo ha scritto in ospedale,
curandosi per un cancro, ma sarebbe direi scorretto e limitativo
leggerlo con questa chiave. Baumgatner, non a caso docente di
filosofia, è entrato in una sorta di tunnel da quando, dieci
anni prima, è morta annegata Anna, l’amata moglie, traduttrice e
poetessa poco conosciuta, che si ostinò a voler fare un tuffo in
un giorno di agosto di mare molto agitato a Cape Cod. Vive così
senza riuscire a liberarsi di lei, impigliato persino tra la sua
biancheria intima che mantiene paradossalmente in ordine, molto
ritirato in casa e forse invaghito di Molly, giovane fattorina
dell’Ups che gli consegna gli ordini fatti on line, i libri che
oramai compra solo per vederla e scambiare due veloci chiacchere
sulla porta. Come una condanna, passa tutto il tempo a scrivere,
ha appena finito un saggio su Kierkegaard, il filosofo danese
dalla sua inflessibile estetica e etica esistenziale (e si
scoprirà poi come si possa legare al quel profondo senso del
dovere e religiosi interrogativi sull’esistenza che ha segnato
la vita dell’autore), ed è vittima, per una sorta di inconscio
autolesionismo, di continue dimenticanze e incidenti domestici.

   

   

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