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Detenuto morto a Oristano:autopsia,no segni evidenti di percosse

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Ultimo aggiornamento 12 Gennaio, 2024, 23:55:19 di Maurizio Barra

Nessun segno evidente di
percosse, ma il corpo in avanzato stato di decomposizione non ha
consentito un’analisi completa. Bisognerà attendere i risultati
degli esami istologici per capire come è morto Stefano Dal
Corso, il detenuto romano di 42 anni trovato privo di vita il 12
ottobre del 2022 in una cella del carcere di Massama, alle porte
di Oristano. Una morte archiaviata come suicidio. Ma alla
versione che Stefano si fosse impiccato la sorella Marisa,
assistita dall’avvocata Armida Decina, non ha mai creduto. I
magistrati sardi hanno così riaperto l’inchiesta, l’ipotesi di
reato è ora quella di omicidio a carico di ignoti.

   
Oggi all’ospedale Gemelli di Roma il medico legale Roberto
Demontis ha eseguito l’autopsia richiesta dalla Procura di
Oristano e negata per sette volte all’avvocata Decina e alla
famiglia. La salma non era in condizioni ottimali, per questo
l’autopsia non può ancora sciogliere i dubbi sul decesso. Sono
stati eseguiti i prelievi sulla cute per effettuare l’esame
istologico. I risultati si avranno tra 90 giorni e solo allora
si conosceranno le cause della morte. Tra due mesi, invece,
arriveranno le relazioni dei consulenti nominati dalla famiglia:
il medico legale Claudio Buccelli, l’ematologa forense Gelsomina
Mansueto e l’esperto tossicologico Ciro Di Nuzio che oggi hanno
partecipato agli accertamenti necroscopici. Prima dell’autopsia,
è stata eseguita anche una tac.

   
Il caso era stato riaperto a settembre dell’anno scorso
grazie alle rivelazioni della moglie di un detenuto raccolte
dalla sorella della vittima. La vera svolta però è arrivata
nelle ultime settimane con una nuova rivelazione di un
supertestimone, raccolte anche queste da Marisa Dal Corso e
depositate in procura. Si tratta di un agente penitenziario
secondo il quale Stefano è stato ucciso perchè aveva sorpreso
accidentalmente due agenti durante un rapporto sessuale. Il
detenuto sarebbe poi stato portato in una cella e ucciso a
manganellate, quindi colpito con una spranga per provocare la
rottura dell’osso del collo e simulare il suicidio per
impiccagione.

   

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