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Processo Open Arms, Salvini: "Ho tutelato la sicurezza nazionale" | "Il no allo sbarco per fare pressione sull'Ue"

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Ultimo aggiornamento 12 Gennaio, 2024, 22:19:27 di Maurizio Barra

 


Processo Open Arms, Salvini: "Ho tutelato la sicurezza nazionale" | "Il no allo sbarco per fare pressione sull'Ue" - foto 2

Tgcom24




 

“Nessuna emergenza a bordo”

 Rispondendo alle domande del tribunale, Matteo Salvini ha detto di non aver mai negato lo sbarco quando c’erano situazioni sanitarie d’emergenza documentate, E nel caso della Open Arms, il leader della Lega ha spiegato di essere stato “rassicurato” dai rapporti dell’Usmaf sul fatto che non ci fossero emergenze in corso: “Noi seguivamo l’evolversi della situazione ma fummo rassicurati sul fatto che non c’erano situazioni di allarme”. E in ogni caso, se ci fossero state emergenze, secondo Salvini “lo sbarco poteva essere disposto, anche in assenza di assegnazione di Pos, da altre autorità, come è avvenuto ad esempio nel caso della Mare Ionio”. 

 

“Migranti in mare? Non era la prima volta”

 E alla domanda se fosse a conoscenza del fatto che alcuni migranti si fossero buttati in mare, Salvini ha risposto: “Non era la prima volta”. Il ministro dei Trasporti ha poi aggiunto di aver valutato la possibilità di violazioni delle leggi sul soccorso in mare: “Fu una valutazione che facemmo e stabilimmo che era stato fatto tutto secondo le convenzioni internazionali”. 

 

“Prima la redistribuzione e poi lo sbarco”

 Salvini ha poi parlato del modus operandi stabilito con quello che all’epoca era il governo guidato da Giuseppe Conte: “La modalità operativa condivisa per un anno dal governo Conte era sempre stata la stessa: prima dello sbarco doveva esserci la garanzia di una equa redistribuzione e il coinvolgimento delle istituzioni europee. Prima la redistribuzione e poi lo sbarco, era questa la modalità operativa”. 

 

Un modo per mettere pressione all’Europa

 Salvini ha poi insistito su questo punto: “Non permettere lo sbarco prima di aver chiuso l’accordo con gli altri Paesi europei sulla redistribuzione era una sorte di pressione, e grazie al nostro operato finalmente l’Europa è diventata solidale”, ha raccontato. E proprio “perché le trattative coi Paesi europei sulla redistribuzione dei profughi erano in fase avanzata, avremmo comunque dato l’indicazione del porto sicuro di lì a poco”, ha aggiunto, nonostante il 20 agosto 2019 i migranti sbarcarono su decisione della procura di Agrigento. “Se non fosse intervenuta l’autorità giudiziaria, l’avremmo fatto noi”, ha spiegato il ministro. 

 

Dopo lo sbarco deciso dalla procura

 “Noi stavamo lavorando”, ha continuato a raccontare Salvini. Il 21 agosto, cioè il giorno dopo lo sbarco imposto dalla procura, “ci dissero in Europa che avremmo avuto tutto il supporto possibile. Cioè il processo per la redistribuzione era in corso. Non era però facilissimo perché eravamo al 20 agosto e a Bruxelles non c’era il clima operativo che c’era a febbraio”, ha aggiunto.

 

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