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Sale la rabbia delle famiglie contro Netanyahu, Biden è 'frustrato' 

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Ultimo aggiornamento 14 Gennaio, 2024, 21:56:20 di Maurizio Barra

Monta la pressione delle famiglie degli ostaggi sul governo israeliano e soprattutto sul premier Benyamin Netanyahu. A 100 giorni dal rapimento il 7 ottobre scorso da parte di Hamas, dalle migliaia di manifestanti a Tel Aviv del Forum delle famiglie, in piazza per 24 ore, si è alzata con forza la richiesta che occorre fare di più per liberare subito gli oltre 130 prigionieri ancora a Gaza.

Una frustrazione che accomuna anche il presidente Usa Joe Biden che, secondo fonti di Axios, “ha perso la pazienza” con Bibi. Sia perché il leader israeliano avrebbe “rigettato gran parte delle richieste dell’amministrazione Usa” sulla guerra a Gaza. Ma soprattutto la sensazione a Washington è che il premier israeliano “stia trascinando la guerra per motivi politici e personali” e il rilascio dei rapiti “non sia la sua priorità”.

In serata arriva la doccia gelata sul dolore e l’attesa dei parenti. Il portavoce delle Brigate Qassam di Hamas Abu Obeida sostiene che il destino di molti ostaggi israeliani è “sconosciuto nelle ultime settimane”. “Molti di loro molto probabilmente sono stati uccisi a causa del bombardamento israeliano“, accusa Hamas.

L’ufficio di Netanyahu smentisce le tesi statunitense assicurando che il premier sta “lavorando in ogni modo al rilascio dei rapiti il più rapidamente possibile”. Ma il leader dell’opposizione centrista Yair Lapid, in piazza a differenza del premier pur invitato dai parenti degli ostaggi, è andato all’attacco. “Yahya Sinwar (leader di Hamas) – ha detto – possiamo ucciderlo anche a febbraio. E lo uccideremo, presto o tardi. Ma – ha invocato – gli ostaggi dobbiamo riportarli a casa subito”.

 

 

Le parole più pesanti sono tuttavia giunte proprio da alcune delle famiglie dei rapiti. Ruby Chen, padre dell’ostaggio Itay, ha denunciato che “il contratto con il governo si è interrotto il 7 ottobre scorso”. Hagar Brodutch, una ex ostaggio a Gaza rapita dal kibbutz Kfar Aza con i suoi 3 figli e un loro amichetto, ha accusato “di essere stata abbandonata dallo stato di Israele. Non ci sarà resurrezione fino al ritorno di tutti gli ostaggi”.

Non tutti però hanno condiviso le critiche al governo. Chaim Or, fratello di Avinatan, rapito da Hamas al Festival musicale di Nova a Beeri insieme alla sua fidanzata Noa Argamani, ha sottolineato che non è giusto dividersi in destra e sinistra, religiosi e secolari. Il paese, ha invocato, “è ora in guerra ma contro il nemico, non contro l’uno o l’altro fra noi”. E il ministro della difesa Yoav Gallant nel suo intervento alla manifestazione ha osservato che Israele “non permetterà che il mondo li dimentichi. Non li lasceremo indietro e non ci fermeremo fino a quando Hamas non sarà stato sconfitto”.

Stando ai sondaggi, il calo dell’appoggio popolare alla politica di Netanyahu in tempo di guerra è in atto da tempo. L’ultima rilevazione pubblicata da Israel Ha Yom, quotidiano vicino al governo, ha rivelato un 57% di campione “insoddisfatto” dell’operato di Netanyahu. Sull’altare invece il leader centrista, entrato nel governo di guerra, Benny Gantz che gode del 67% confermando la sua costante ascesa.

L’urgenza sugli ostaggi sembra destinato in ogni caso ad agitare sempre più le acque del governo fino a portare, secondo alcuni analisti, ad una ripresa dei negoziati indiretti con Hamas e ad almeno ad una possibile tregua.

E cresce anche la pressione diplomatica internazionale: l’Ue ha invitato Israele e Palestina al proprio Consiglio del 22 gennaio. Ma l’esercito israeliano resta convinto che più aumenta la spinta militare su Hamas, più cresce la possibilità di liberare i rapiti. E concentra le sue forze nelle operazioni contro Hamas al centro nell’area di Maghazi e al sud della Striscia dove il bilancio dei morti, secondo la fazione islamica, è salito a quasi 24 mila persone. Se la Cisgiordania resta in ebollizione con 3 palestinesi uccisi oggi in scontri con l’esercito, a salire di tono è il fronte con il Libano con l’uccisione di 2 israeliani, una madre di circa 70 anni e figlio di 45, da parte di un razzo anticarro lanciato dagli Hezbollah. A cui è seguita una “vasta risposta” dell’aviazione israeliana che ha colpito siti di Hezbollah.

Hezbollah: ‘Non abbiamo paura di una guerra con Israele’

Non abbiamo paura di andare in guerra con Israele: lo ha detto il leader degli Hezbollah libanesi, Hasan Nasrallah, in un discorso trasmesso in diretta tv da una località segreta.

“Sono gli israeliani che hanno paura di farci la guerra. Noi siamo sempre pronti”, ha aggiunto Nasrallah.

“Continuiamo a combattere sul nostro fronte per evitare che Israele lanci una guerra contro il Libano”, ha proseguito Nasrallah. “Le minacce del nemico non servono a nulla, non sono servite a nulla durante questi primi 100 giorni (di guerra) e non serviranno mai”.

Sale intanto a 2 il bilancio dell’attacco dei miliziani sciiti libanesi, che hanno lanciato un razzo anticarro dal Libano verso il villaggio di Kfar Yuval. A perdere la vita una donna israeliana di circa 70 anni, Mira Ayalon, e suo figlio Barak Ayalon. Nell’attaccdo è stato ferito anche il marito della donna.

Netanyahu: ‘Il conflitto durerà ancora molti mesi’
“Dobbiamo gestire questa guerra e ci vorranno ancora molti mesi”. Lo ha detto il premier Benyamin Netanyahu nella riunione del Gabinetto di governo per approvare il bilancio statale per il 2024. “Per questo – ha spiegato – stiamo predisponendo un bilancio di guerra che ci obbliga a spese per la difesa molto più grandi di quanto avevamo previsto”. “Stiamo facendo di tutto – ha concluso – per riportare tutti a casa, questi sforzi continuano continuamente”.

Raisi: ‘Normalizzare le relazioni con Israele non dà sicurezza’

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha dichiarato che coloro che cercano di normalizzare le relazioni con il “regime sionista” dovrebbero sapere che ciò non crea sicurezza né per i Paesi della regione, né per Israele. Lo riporta l’agenzia di stampa Irna. Parlando all’evento ‘L’alluvione di Al-Aqsa’, Raisi ha detto che l’Iran ha reso la questione palestinese “la più importante del mondo islamico” e ha elogiato l’Iran per aver guidato la lotta contro Israele.

“La resistenza dell’Iran ha dato i suoi frutti”, ha affermato, “i palestinesi, di loro iniziativa, hanno trasformato la guerra con le pietre in una guerra con missili e droni”.

 

Hamas: il bilancio a Gaza sale a 23.968 vittime. 188 i soldati israeliani morti

Il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza della guerra tra Israele e Hamas è salito a 23.968 morti: lo ha reso noto il ministero della Sanita della Striscia guidato da Hamas.

Sul fronte opposto, l’esercito israeliano ha annunciato la morte di un altro soldato caduto in combattimento nel sud di Gaza. Lo ha fatto saper il portavoce militare spiegando che si tratta di Andu’alem Kabeda (21 anni). Il bilancio dei soldati uccisi a Gaza, dall’avvio dell’operazione di terra, è ora di 188.

 

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