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Omicidio Alexandru Ivan. Il 24enne fermato davanti al gip: "Colpi partiti da un'altra auto"

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 16 Gennaio, 2024, 18:16:14 di Maurizio Barra

“Gli spari non sono partiti dalla nostra auto, lì sono passate tre macchine”. È quanto ha sostenuto questa mattina, davanti al gip di Velletri, Corum Petrov, l’uomo che si è costituito nell’ambito della vicenda dell’omicidio del 14enne Alexandru Ivan, ucciso nel parcheggio della stazione metro a Roma. 

Durante l’interrogatorio di convalida, Petrov si è avvalso della facoltà di non rispondere decidendo, però, di fare dichiarazioni spontanee. “Io sono stato svegliato di notte da un mio amico che mi ha chiesto di metterlo in contatto con mio cugino: loro poi hanno preso contatto per vedersi. Io l’ho portato al parcheggio con la Lancia Y e dalla nostra auto – ha raccontato Petrov, assistito dall’avvocato Luca Guerra – non sono partiti colpi di pistola: i proiettili sono stati esplosi da un’altra autovettura, Ford Fiesta grigia, e poi è arrivata un’altra auto ancora, di colore giallo. Gli spari sono partiti da almeno due pistole”.

La ricostruzione sulla possibilità che, sul luogo del delitto, possano esserci state più autovetture non aveva convinto il pm di Velletri, ora a valutarla sarà il gip. Secondo quanto emerge dalla ricostruzione della difesa, i proiettili, una quindicina, sarebbero “partiti da almeno due pistole”.

la mamma di Alexandru: “Mio figlio non me lo ridarà nessuno, io sono morta insieme a lui”

“Non si può morire a 14 anni, tu da madre non puoi mai pensare che devi seppellire tuo figlio, non esiste, il dolore è troppo forte”. Lo ha detto, intervistata indiretta in esclusiva a Storie Italiane su Rai1, la mamma di Alexandru Ivan. “Alex era buono – ha aggiunto la donna – nella sua classe è arrivato un nuovo bambino e nessuno capiva che lingua parlasse o chi era, e lui quando è venuto a casa mi ha raccontato che nessuno parlava con questo bambino e io gli ho detto ‘se tu ci riesci a parlare con lui o aiutarlo in qualche modo, fallo. E ora erano diventati grandi amici”. Poi aggiunge: “Alex è uscito di casa perché era il compleanno di mio fratello, lui è uscito solo per fare gli auguri allo zio e basta. Sono corsa lì quando ho saputo e ho visto gli occhi celesti belli che aveva, ho visto il sangue che usciva dal cuore, gli hanno sparato direttamente al cuore. Perché? Qualcuno mi risponderà prima o poi. Prima o poi si farà giustizia ma mio figlio non me lo ridarà nessuno, io sono morta insieme a lui”, ha detto la donna.

Legale di Corum: “Lo zio vittima ha identificato i killer”

“Lo zio della vittima ha identificato fotograficamente i due soggetti che hanno sparato dell’autovettura”. Così ha detto l’avvocato Luca Guerra, difensore di Petrov. Secondo il penalista, “questo ci dice che Corum non è in questa macchina e questo è un dato di fatto”. Sempre per la difesa, “la procura nel dire che c’è una sola pistola che spara, non prende in considerazione o non avvalora, a mio parere, sufficientemente, che vengano rinvenuti bossoli – Winchester e Fiocco – che, per i carabinieri, appartengono a due diverse pistole”. La difesa, infine, spera che i “veri colpevoli dell’omicidio” si consegnino presto.

Il padre di Corum Petrov: “Mio figlio non c’entra nulla”

”Siamo commercianti di macchine a Pantano, viviamo qui da 40 anni e non abbiamo mai avuto problemi. Mio figlio non c’entra con questa storia”. Lo dice Pietro Petrov, padre  di Corum Petrov.     

”Mio figlio – aggiunge – ha solo fatto da tramite fra il patrigno  della vittima e il cugino Dino con cui si erano picchiati al bar.  Quando è arrivato sul posto con il solo intento di chiarire si stavano già sparando”.

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