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Il Pakistan richiama il suo ambasciatore in Iran

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 17 Gennaio, 2024, 20:11:24 di Maurizio Barra

L’Iran si sente un paese sotto assedio, la sicurezza dei propri confini e la sua integrità territoriale sono tanto care al paese governato dagli ayatollah tanto sono care a Israele. Certamente, l’unica cosa in comune tra due stati. Gli ultimi movimenti di Teheran fanno temere un suo ingresso “di peso” nel conflitto in corso. Di fatto l’Iran è già considerato parte integrante di questa crisi che sta destabilizzando l’intero Medioriente

Sostenendo militarmente e finanziariamente sia Hezbollah (“il partito di Dio”) in Libano, sia gli Houthi yemeniti che hanno allargato la crisi al Mar Rosso, l’Iran è certo uno degli attori di un possibile allargamento del conflitto mediorientale fuori dai confini di Gaza e Israele. Ma è anche da considerare in queste ore la “sindrome d’assedio” che avvelena Teheran. Musulmana sciita invece che sunnita come i paesi del Golfo e quelli del Maghreb l’Iran vede nemici ovunque. 

Martedì l’Iran ha lanciato dei missili contro il Pakistan, sostenendo di voler colpire due basi del gruppo sunnita Jaish al Adl, che opera al confine tra Iran e Pakistan e che viene considerato terroristico sia dal governo iraniano sia da quello statunitense. Il bombardamento è avvenuto a meno di un giorno da un altro attacco missilistico iraniano in Iraq (contro presunte basi spionistiche di Israele) e in Siria (contro quelli che l’Iran stesso ha definito “gruppi terroristici anti iraniani”, cioè gruppi sunniti tra cui l’Isis).  

E oggi il Pakistan ha richiamato il suo ambasciatore in Iran a seguito della “violazione ingiustificata” del suo spazio aereo da parte di Teheran e ha deciso di non consentire “per il momento” il ritorno a Islamabad dell’ambasciatore iraniano, che attualmente si trova nella Repubblica islamica.

A Davos il ministro degli esteri iraniano ha rimarcato che L’Iran “ha lanciato missili contro un sito legato al Mossad a Erbil, in Iraq, e questo non significa dunque un attacco all’Iraq”. Quindi ecco il nemico: Israele, “Se la guerra di genocidio del regime israeliano si ferma, questo può portare allo stop di attacchi e crisi in altre parti della regione contro Israele”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano parlando al World Economic Forum. 

L’Iran sostiene inoltre di avere condiviso con l’Iraq le informazioni sulla presunta base del Mossad nel Kurdistan iracheno.

Per il momento l’unico paese con cui l’Iran sembra riuscire a dialogare è la Russia di Putin, il cui desiderio di togliere dall’influenza “occidentale” l’intero “Oriente” è ormai dato di fatto. 

La bozza di un nuovo accordo interstatale tra Russia e Iran è nella fase finale di approvazione” e l’intesa “dovrebbe essere firmata durante uno dei prossimi contatti tra i due presidenti, ha detto la portavoce del ministero degli esteri russo, Maria Zakharova, aggiungendo che l’accordo “formalizzerà a livello ufficiale la natura strategica globale del partenariato tra Mosca e Teheran”.  L’Iran è accusato di fornire droni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.

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