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Sindacati Marche, basta morti o feriti sul lavoro

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 20 Gennaio, 2024, 18:12:47 di Maurizio Barra



“Il silenzio per partecipare al
dolore delle famiglie delle vittime degli ultimi due tragici
infortuni sul lavoro nelle Marche, ma subito dopo l’azione per
dire che la prevenzione e la sicurezza sul lavoro sono
priorità”. Così i sindacati Cgil, Cisl e Uil Marche in un
comunicato unitario. “Certamente il giorno dopo le ennesime
tragedie sul lavoro serve soltanto unirsi al dolore di quanti
hanno perso i propri cari – si legge -. Poi, però ci deve essere
il tempo della riflessione e della condivisione di principi e di
regole. Il principio è che il lavoro è un diritto e uno
strumento per realizzare i propri sogni e partecipare alla
crescita di una intera società – sottolineano i sindacati -, la
regola è che non si può morire per il lavoro, sicuramente quasi
sempre basterebbe rispettare le norme esistenti. Ci stiamo
abituando a quello che è invece un bollettino di guerra, morti e
feriti sul lavoro non possono essere considerati una normalità,
non ci deve essere assuefazione”.


   
“Nel 2023 ci sono stati nelle Marche 15.714 infortuni e 21
morti . scrivono Cgil, Cisl, Uil Marche -. I numeri servono per
la statistica, ma dietro i numeri ci sono cittadini marchigiani
che sono morti o hanno subito gravi infortuni. Continuiamo a
chiedere alla Regione di investire in prevenzione, di potenziare
i controlli, di avviare una campagna di sensibilizzazione nelle
scuole e di condizionare alla realizzazione di investimenti in
sicurezza la concessione di risorse alle imprese”. “Alle imprese
. aggiungono – chiediamo di fare piani reali, e non di facciata,
sulla sicurezza veri, chiediamo loro di investire in formazione.


   
Il silenzio per partecipare al dolore delle famiglie private dei
loro affetti, poi l’azione e per questo chiediamo alla Regione
di convocare urgentemente le parti sociali per decidere insieme
azioni concrete. Azioni per mettere fine a un bollettino di
guerra indegno del nostro Paese e del vivere civile” è la
conclusione.


   

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