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Ristoratrice morta, in mille in chiesa ai funerali di Giovanna Pedretti

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Ultimo aggiornamento 22 Gennaio, 2024, 13:18:35 di Maurizio Barra

Un migliaio di persone ha partecipato a Sant’Angelo Lodigiano ai funerali della ristoratrice 59enne Giovanna Pedretti trovata morta 8 giorni fa nel greto del fiume Lambro. Nei giorni precedenti la donna aveva ricevuto lodi per aver risposto a tono a una recensione di un cliente che si lamentava di aver mangiato nel suo locale – la pizzeria ‘Le Vignole’ di Sant’Angelo – con a fianco due omosessuali e un disabile e poi era stata accusata sui social proprio di aver inventato quella recensione solo per farsi pubblicità.

Lo striscione per ribadire ai giornalisti di rispettare il momento di dolore, che era comparso, nei giorni scorsi, vicino all’abitazione della donna, che si trova sopra la pizzeria, è stato esposto sul sagrato della basilica. Don Enzo Raimondi, che ha celebrato le esequie con tutti i parroci di Sant’Angelo, all’arrivo della bara in chiesa ha detto che “non è il clamore mediatico che ci riunisce qui ma l’amicizia con Giovanna e la vicinanza ai familiari. Siamo qui per leI”. 

L’omelia: ‘Illazioni come macigni’

“C’è il giudizio sommario, senza appello, senza misericordia, di chi parla senza sapere, senza conoscere”. Don Enzo Raimondi si è espresso così oggi ai funerali della donna: “Il rincorrersi, senza alcun filtro, dei sospetti, pesanti come macigni. Costruiti per soddisfare i pruriti di gente ormai frustrata al punto da bramare la narrazione delle disgrazie altrui. Dove il teorema da dimostrare, il dubbio da alimentare è che anche dove c’è del bene si nasconde, alla fine, un interesse, un tornaconto. Facendo così diventare le ombre tenebra”.

“Da una parte c’è una comunità provata, come la nostra, desiderosa solo di essere vicina alla famiglia e di regalare l’ultimo saluto a Giovanna, per restituirle quello che le è stato tolto. Dall’altra il chiedersi come fare per evitare tragedie simili. Come impedire ai leoni da tastiera di riversare impunemente il loro odio, dimenticando il potere distruttivo che possono avere anche semplici parole, che è il significato della massima ‘Ne uccide più la lingua che la spada'”. E’ un passaggio dell’omelia di don Enzo Raimondi.

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