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Leone de Castris, 'resistenza al potere giudiziario mi inquieta'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 23 Gennaio, 2024, 00:54:17 di Maurizio Barra

Rapporti tra magistratura e politica,
ruolo e “solitudine” dei magistrati, fisiologiche differenze di
funzioni nella nuova carica che da oggi ricoprirà. Questi i temi
su cui si è soffermato il nuovo procuratore generale della Corte
d’appello di Bari, Leonardo Leone de Castris, fino a pochi
giorni fa procuratore della Repubblica presso il Tribunale di
Lecce, nel discorso di insediamento.

   
“Mi mancherà l’adrenalina delle indagini – ha detto – ma
adesso avrò più tempo per studiare e nuove funzioni di
coordinamento, tra cui quella dell’edilizia giudiziaria che a
Bari è sempre un tema caldo”. Parlando “della permanente
incomprensione tra potere giudiziario e politica”, e della
difficoltà di “vivere in un paese in cui l’opinione pubblica
spesso delegittima la magistratura”, de Castris ha detto che
“quest’ottica di populismo e di resistenza al potere giudiziario
mi inquieta: è come se la circostanza di essere stati eletti
possa affrancare dal controllo dell’autorità giudiziaria. È una
china pericolosa e in contrasto con i principi sanciti dalla
Costituzione, perché l’autonomia e l’indipendenza che la
Costituzione ci attribuisce non sono un vantaggio per noi, ma
una garanzia per tutti i cittadini”.

   
I magistrati, ha aggiunto, devono però ricordarsi “di essere
vincitori di un concorso”, di non avere “un mandato di
rappresentanza” e di essere “solo soggetti alla legge”. “I
magistrati – ha evidenziato – devono cercare una sorta di
solitudine. Dobbiamo rinunciare, ad esempio, a scrivere commenti
o insulti sui social nei confronti dei leader politici che non
ci piacciono”. “Sul piano esterno la magistratura sta
attraversando un periodo di grande difficoltà dovuta a una serie
di fattori – ha poi spiegato – tra tutti il susseguirsi di
riforme spesso sbandierate e poi revocate, che creano grandi
confusioni. E non aiuta nemmeno la rincorsa all’efficienza
aziendalistica nell’operato della magistratura, perché gli
uffici giudiziari non sono aziende”.

   

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