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Mons. Spina, comunicare non è solo connettere, ma prendersi cura

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 23 Gennaio, 2024, 01:34:38 di Maurizio Barra

“Ci rendiamo sempre più conto che
comunicare non è solo connettere. Bisogna prendersi cura,
passare da To share a To care”. E’ un passaggio del messaggio
dell’arcivescovo di Ancona Osimo Angelo Spina in occasione della
ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e
dei comunicatori sociali, che cade il 24 gennaio.

   
“To share: il mondo della televisione ha ridotto lo share a
un numero che misura una massa; a un indice che serve per pesare
il valore degli investimenti pubblicitari”. INvece “se c’è una
grandezza da misurare è quella della pienezza, della bellezza,
di questa condivisione. È una grandezza che sta nella sua
unicità”.

   
“To care, mi interessa, mi sta a cuore – aggiunge -: il mondo
di oggi ha quasi cancellato l’idea che ci si possa interessare a
qualcosa di diverso dal proprio interesse. Al massimo ci
interessa il modo in cui il progresso sembra appagare i nostri
desideri. Siamo così affascinati dal catalogo delle possibilità
che la tecnologia della comunicazione digitale squaderna davanti
agli occhi di ognuno di noi, che rischiamo di restare senza
parole, senza gesti, senza immagini, senza nulla da comunicare,
prigionieri di noi stessi, delle nostre paure, del nostro
narcisismo; incarnando il paradosso del massimo della
connessione e del minimo della comunicazione”.

   
“Oggi si parla tanto di intelligenza artificiale, una
rivoluzione che pone nuove sfide, che interpellano e toccano
anche l’ambito educativo e sociale” dice mons. Spina, citando
papa Francesco nel Messaggio per la 58.ma Giornata Mondiale
delle Comunicazioni Sociali: “L’evoluzione dei sistemi di
intelligenza artificiale rende sempre più naturale comunicare
attraverso e con le macchine, in modo che è diventato sempre più
difficile distinguere il calcolo dal pensiero, il linguaggio
prodotto da una macchina da quello generato dagli esseri umani”.

   
Tra le sfide c’è anche quella di fare in modo che le macchine
“non contribuiscano a diffondere un sistema di disinformazione e
non aumentino anche la solitudine di chi già è solo, privandoci
del calore della comunicazione tra persone”.

   

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