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Paga 50mila euro per comprare l'auto di Angelina Jolie, è truffa

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 23 Gennaio, 2024, 23:13:02 di Maurizio Barra

I casi di truffe informatiche
sono in aumento in tutta Italia. Dai falsi investimenti nel
trading online al classico phishing dei dati bancari fino a casi
limite, come quello di una persona che ha pagato 50mila euro
pensando di aver comprato un fuoristrada direttamente da
Angelina Jolie. E’ successo qualche tempo fa alla Spezia. “E’ il
caso di un uomo sulla quarantina, che ha iniziato a chattare
tramite Facebook con un sedicente profilo dell’attrice
americana, che a un certo punto ha proposto di vendergli la
propria autovettura, mandando anche un video dell’imbarco sulla
nave che l’avrebbe recapitata in Italia. Ovviamente si trattava
di una truffa” spiega Alessandro De Nanni della Polizia Postale,
che in questi giorni sta organizzando un tour informativo
rivolto alla cittadinanza, dalle scuole ai centri per anziani.

   
“Il crimine informatico si va specializzando ed è in continua
evoluzione – spiega -. Dal classico messaggino telefonico che
invita a cliccare su un link bancario e a inserire i dati del
proprio conto, che vengono poi rubati informaticamente, fino
allo spoofing, ovvero un sistema che permette di clonare un
numero di telefono conosciuto, per esempio quello della
questura, per spingere l’ignara vittima a fidarsi
dell’interlocutore”.

   
Si segnalano sempre più casi di truffe legati al trading
finanziario. “Si parte con piccoli investimenti da 150-200 euro
– spiega De Nanni – e poi si convince la vittima ad aumentare
l’impegno mostrando attraverso delle app create ad arte i
fantomatici guadagni che vengono accumulati. Di solito la truffa
diventa palese nel momento in cui l’utente chiede di poter
prelevare. Ci può cascare chiunque, a noi è capitato anche
direttore di banca in pensione”. Alle spalle ci può essere la
criminalità organizzata. “È assodato tramite indagini e anche il
procuratore Nicola Gratteri ha spiegato nel suo ultimo libro
dell’attenzione della Ndrangheta a questo tipo di attività. Si
sfrutta una sorta di mutamento antropologico se è vero che
passiamo in media 7 ore al giorno di fronte a un dispositivo
elettronico”.

   

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