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Alessia Pifferi, due psicologhe di San Vittore indagate per favoreggiamento

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Ultimo aggiornamento 24 Gennaio, 2024, 11:32:14 di Maurizio Barra


Alessia Pifferi, due psicologhe di San Vittore indagate per favoreggiamento - foto 2

Tgcom24




 

“Aiutata a fornire una versione differente da quella data all’inizio”

 L’iscrizione sul registro degli indagati delle psicologhe era stata in parte anticipata dai pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro che, davanti alla Corte d’assise di Milano, si erano opposti alla richiesta di sentire le psicologhe come testimoni se non in “una veste processuale” diversa e cioè come indagate in procedimento connesso. Alessia Pifferi sarebbe stata aiutata – avevano detto i pm in aula – a fornire una “versione differente rispetto a quella che spontaneamente aveva fornito sin dall’inizio” e il loro non sarebbe stato “un percorso di assistenza alla detenuta” ma “di rivisitazione dei fatti contestati in un’ottica difensiva” che ha portato a “una ricostruzione alternativa” grazie a una serie di “colloqui” avvenuti “con ritmo frenetico” prima delle udienze del processo.

 

La relazione dei consulenti della Procura

 Alle due psicologhe, la Procura di Milano contesta più episodi in relazione alle accuse di favoreggiamento e falso ideologico per il loro lavoro effettuato su Pifferi. “E’ nostro dovere esternare una forte perplessità rispetto a una apparente prassi che, come ripetiamo, nella nostra piuttosto ampia esperienza, non abbiamo mai visto applicare a nessun altro detenuto”, avevano scritto gli psichiatri Marco Lagazzi e Alice Natoli, consulenti della Procura, in una relazione depositata alla Corte d’Assise nel processo in corso. Una relazione nella quale, in sostanza, hanno criticato fortemente l’operato delle psicologhe di San Vittore. Quel test psicometrico Wais ha stabilito che Pifferi, in pratica, ha un ritardo mentale.

 

Le perplessità dei consulenti sul test psicometrico

 “Il contributo delle psicologhe è già stato ampiamente discusso – si legge nella consulenza – e non si può non essere perplessi per l’attuazione di un test che non ha nulla a che fare con la gestione penitenziaria ma è utile per la difesa penale, e per una intensiva rilettura del caso fatta con l’imputata di un così grave reato. L’impressione che si trae da tutto questo – scrivono i consulenti – è che ciò renda tra l’altro ormai inutile qualsiasi esame peritale, perché valuterebbe non i vissuti della persona, ma ciò che la stessa ha riferito di avere appreso e discusso nel lavoro con le psicologhe, unitamente al suo deresponsabilizzante convincimento di essere lei stessa una bambina (dati gli esiti del test sul quoziente intellettivo, ndr), sempre espresso dalla psicologa”.

 

La presunta “manipolazione” dell’imputata

 Da qui, secondo i pm, ci sarebbe stata una presunta “manipolazione” sull’imputata. Intanto sarà depositata a fine febbraio la perizia psichiatrica disposta dalla Corte d’Assise per valutare la capacità di intendere e volere della donna. 

 

“Test falso”, indagata anche avvocatessa

 Oltre alle due psicologhe del carcere di San Vittore, è indagata per falso ideologico anche l’avvocatessa Alessia Pontenani, legale della donna. Secondo il pm Francesco De Tommasi, sarebbe stato attestato “falsamente” che la donna “aveva un quoziente intellettivo pari a 40 e quindi un “deficit grave”, con un test non “utilizzabile a fini diagnostici e valutativi”. E le due psicologhe avrebbero svolto, secondo il pm, una “vera e propria attività di consulenza difensiva, non rientrante” nelle loro “competenze”.

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