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Medio Oriente: si tratta per una tregua, colpita una struttura Onu

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Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2024, 09:53:13 di Maurizio Barra

Il Qatar ha inviato a Israele e Hamas una nuova proposta d’accordo per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, riferisce Bloomberg citando fonti vicine ai negoziati. Il piano prevedrebbe il rilascio di tutti gli ostaggi detenuti dal movimento islamista, in cambio della liberazione di un certo numero di prigionieri palestinesi. Il documento affermerebbe inoltre che la quantità di aiuti umanitari consegnati all’enclave dovrebbe essere aumentata. “Il Qatar sostiene e finanzia il terrorismo, protegge Hamas ed è in gran parte responsabile del massacro di cittadini israeliani commesso” dal movimento islamista palestinese: è l’accusa del ministro delle Finanze israeliano d’estrema destra Bezalel Smotrich. In un post sul suo account X, Smotrich ha risposto così ai commenti del portavoce del Ministero degli Esteri qatariota Majed Al Ansari, che ha affermato come Doha sia “sconvolto” dalle osservazioni attribuite al premier israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui i suoi sforzi di mediazione di Doha sarebbero “problematici”.

Gli Stati Uniti “sostengono fermamente il diritto a difendersi contro i terroristi di Hamas che si nascondono tra la popolazione civile, ma Israele mantiene la responsabilità di proteggere i civili e i siti umanitari”. Lo ha detto la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americano Adrienne Watson. “Siamo seriamente preoccupati per le notizie di attacchi che hanno colpito una struttura dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa), con conseguenti segnalazioni di incendi nell’edificio, in un quartiere nel sud di Gaza dove si sarebbero rifugiati più di 30.000 palestinesi sfollati”, si legge in una nota della Casa Bianca. “Anche se non disponiamo ancora di tutti i dettagli su quanto accaduto e continueremo a cercare ulteriori informazioni sugli incidenti di oggi – prosegue il testo – la perdita di ogni vita innocente è una tragedia. Questo conflitto ha già provocato la morte e il ferimento devastanti di decine di migliaia di civili palestinesi, e piangiamo ogni singola vita civile che è andata perduta. È straziante vedere i bambini uccisi, feriti e resi orfani”.

L’agenzia di stampa palestinese Wafa afferma che quattro bambini sono stati uccisi ieri sera in un bombardamento effettuato da aerei da guerra israeliani sul campo profughi di Nuseirat, nel centro della Striscia di Gaza.

La prospettiva di una tregua per un nuovo scambio di prigionieri resta lontana e Gaza continua ad essere bersagliata dal fuoco. E nel caos del conflitto senza quartiere con Hamas monta l’esasperazione delle famiglie degli ostaggi israeliani, che hanno bloccato il valico di Kerem Shalom impedendo ai camion degli aiuti di entrare nella Striscia. Fino a quando i loro cari non ritorneranno a casa. Anche nel Mar Rosso la situazione è sempre più incandescente, perché gli Houthi hanno tentato di colpire altri due mercantili occidentali. Le voci di un accordo di principio per un cessate il fuoco di trenta giorni, diffuse dai media internazionali, sono state smentite all’inizio della giornata da fonti israeliane. “Nessuna svolta, restano molte distanze, ci vorrà molto tempo, perché c’è un continuo inasprimento delle posizioni di Hamas”, la versione dello Stato ebraico. Opposta quella del governo egiziano impegnato nella mediazione. Secondo il ministero degli Esteri del Cairo è “l’assenza di volontà politica israeliana che impedisce il raggiungimento di qualsiasi accordo”. Questa permanente situazione di stallo ha provocato una nuova, l’ennesima, protesta in Israele. A Tel Aviv e al valico di Kerem Shalom con la Striscia. Dove centinaia di persone hanno bloccato il passaggio dei convogli umanitari. Rappresentanti delle famiglie dei rapiti, ma anche membri delle famiglie dei soldati caduti in battaglia che non vogliono che Israele “faciliti l’ingresso di aiuti al nemico”. Il risultato, 51 camion su 60 sono stati costretti a tornare indietro. E la rabbia dei civili è salita anche dentro Gaza, rivolta contro Hamas. Due manifestazioni spontanee sono state segnalate nel sud contro i membri del movimento, accusati di comportarsi da “pescecani di guerra” perché rivenderebbero gli aiuti alla popolazione a prezzi maggiorati. Sul fronte del conflitto l’esercito israeliano ha continuato a martellare Khan Yunis, la roccaforte di Hamas nel sud di Gaza. L’esercito ha reso noto di aver eliminato “decine di terroristi” impiegando forze di terra, carri armati e aviazione. Fonti sanitarie locali invece hanno riferito che gli ospedali hanno accolto almeno 125 corpi di persone uccise nei bombardamenti nelle prime ore della giornata, mentre il direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) a Gaza, Thomas White, ha denunciato che un attacco israeliano ad un centro di formazione diventato rifugio ha provocato almeno 9 morti e 75 feriti. L’intensità degli attacchi israeliani conferma che al momento la soluzione diplomatica della crisi non è un’opzione per Benyamin Netanyahu, che intervenendo alla Knesset ha ribadito: “Questa è una guerra per la casa e non ci sarà mai alcun compromesso sulle garanzie alla nostra sicurezza”. Il capo del governo (che ha incontrato il ministro degli Esteri britannico David Cameron) probabilmente non batterà ciglio neanche quando venerdì la Corte internazionale di giustizia renderà nota una prima decisione dopo le accuse di “genocidio” mosse dal Sudafrica allo Stato ebraico. L’incancrenirsi del conflitto a Gaza ha l’effetto di amplificare le turbolenze nella regione, come nel Mar Rosso. All’indomani dei nuovi bombardamenti anglo-americani contro decine di siti militari degli Houthi in Yemen, le milizie sciite hanno preso di mira altre due navi mercantili, ha reso noto la Casa Bianca. Il bersaglio era una spedizione della filiale americana del colosso danese Maersk. Due missili sono stati intercettati dalla Marina militare Usa in servizio di scorta, un altro è finito in mare. Washington tiene stretta la presa contro i combattenti sciiti anche in Iraq. Il comando in Medio Oriente ha reso noto di aver colpito tre impianti usati da gruppi affiliati all’Iran. In risposta alla serie di attacchi contro il personale americano e della coalizione in Iraq e in Siria.

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