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Restituite 14 ceramiche tra VII a IV secolo A.C. a museo Adria

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 25 Gennaio, 2024, 16:31:39 di Maurizio Barra

Il Nucleo Carabinieri Tutela
Patrimonio Culturale di Venezia, ha consegnato al museo di Adria
14 pregiate ceramiche archeologiche.

   
I reperti sono rappresentativi di diverse classi ceramiche
riferibili a corredi funerari, e coprono un arco temporale che
va dal VII al IV sec. a.C. Si distinguono un primo nucleo più
numeroso esemplificativo della produzione dell’Etruria, uno più
piccolo di produzione apula, daunia, messapica. Vi è ad esempio
un pregiato calice a cariatidi in bucchero, di cui i primi
esemplari compaiono a Caere attorno al 630 a.C., verosimilmente
dietro un’influenza diretta di modelli orientali, per poi
diffondersi in tutta l’Etruria meridionale. Il suo utilizzo come
vaso potorio sembra poco probabile, mentre la funzione più
verosimile parrebbe essere stata quella di strumento da
illuminazione e/o brucia-profumi. Un’anfora in bucchero è
rappresentativa della cosiddetta Bandhenkelamphora ad anse
piatte, prodotta con continuità tra gli inizi del VII e la fine
del VI secolo a.C. La diffusione di queste anfore si concentra
principalmente in Etruria meridionale, nell’agro falisco, in
Lazio e Campania. La decorazione che insiste sul ventre si
caratterizza per la presenza di un registro centrale con decoro
inciso figurato, costituito da un felino, un cervo e un capro
gradienti verso sinistra, tutti raffigurati secondo schemi
iconografici ben attestati nell’arte etrusca tra la fine del VII
e gli inizi del VI secolo a.C., su influenza della ceramica
rodia e corinzia.

   
Le indagini, dirette dalla procura di Trieste, sono state
avviate dall’Arma di Venezia nel settembre 2021, su segnalazione
di uno studioso veneziano che aveva visto in vendita i reperti
in un esercizio commerciale triestino. Sono seguite
perquisizioni e sequestri nelle province di Trieste e Bolzano.
Gli accertamenti hanno permesso di appurare che i reperti
archeologici, oggetto di varie alienazioni che hanno interessato
anche l’estero, non erano all’origine accompagnati dalla
documentazione attestante la legittima proprietà. Oltre al
recupero dei beni sono state denunciate 4 persone per
ricettazione di beni culturali.

   

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