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Aspi, parte dalle autostrade la rivoluzione della mobilità

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Ultimo aggiornamento 26 Gennaio, 2024, 04:32:39 di Maurizio Barra

La rete autostradale italiana
inquesto 2024 compie un secolo di vita. Cento anni di continuo
sviluppo economico del Paese, di cui l’infrastruttura
autostradale è stata “innegabilmente motore e fattore
abilitante, ricoprendo, allora come oggi, un ruolo strategico e
insostituibile per la mobilità delle merci e delle persone”.

   
Oggi siamo entrati in una nuova “rivoluzione” della mobilità,
una trasformazione che, partendo dalla consapevolezza della
strategicità della rete stradale e autostradale per il nostro
sistema economico, la renda protagonista della transizione
ecologica, adeguata ai bisogni attuali del Paese e sempre più
sicura. Questi i temi al centro di un convegno in cui è stato
presentato il libro “La Rivoluzione della mobilità sostenibile
parte dalle autostrade. Sicure, digitali, decarbonizzate”, edito
dal Sole 24 Ore, a cui hanno partecipato, tra gli altri, il vice
presidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti Matteo Salvini e l’amministratore delegato di
Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi. Il parco auto
italiano è rappresentato da circa 40 milioni di veicoli. Oggi
circa il 30% degli spostamenti quotidiani di merci e persone
avviene in autostrada, che rappresenta soltanto il 3%
dell’intera rete stradale nazionale, è stato spiegato, numeri
che “confermano da un lato la strategicità della rete
autostradale per il tessuto economico del Paese, dall’altro
l’esigenza di una riflessione generale sulla modernizzazione e
rigenerazione della rete, per allungarne la vita utile e la sua
capacità di resistere allo stress a cui viene sottoposta
quotidianamente”. Un patrimonio complesso “senza eguali nel
panorama europeo”, fatto di 6.000 km di autostrade a pedaggio
gestiti da più concessionari, oltre 1.200 km di ponti e
viadotti, 500 km di gallerie, con una vita media tra i 50 e i 70
anni. Una rete soggetta a un costante incremento di traffico, in
alcune tratte prossimo al livello di saturazione. Un patrimonio
che necessita quindi di un investimento in ammodernamento e
potenziamento stimabile tra i 60 e i 120 miliardi. Solo nel 2019
il settore dei trasporti, in Italia, ha contribuito per circa il
27% delle emissioni totali e di queste, oltre l’80% è
attribuibile al solo trasporto stradale; un dato che – visto il
target fissato nel programma Fit for 55 dell’Unione Europea per
il nostro Paese che impone una riduzione delle emissioni di CO2
del 43% – conferma l’inderogabilità di rendere sostenibile il
trasporto su gomma

   

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