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Garrone, con 'Io capitano' ho voluto umanizzare dei numeri

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Ultimo aggiornamento 26 Gennaio, 2024, 23:53:45 di Maurizio Barra

Refugees in Libya e Alliance with Refugees in Lybia lanciano da Bologna la campagna di mobilitazione transnazionale ‘Evacuate i difensori dei diritti umani dalla Libia’, che propone strategie per garantire la protezione e l’evacuazione di rifugiati e richiedenti asilo dalla Libia. Una due giorni, oggi e domani, che si terrà presso il Municipio Sociale di Làbas, a partire da una Assemblea pubblica questo pomeriggio con ricercatori e giornalisti investigativi, e poi workshops e dibattiti sul tema della libertà di movimento nell’area del Mediterraneo e sulla creazione di una rete di sostegno alle lotte delle persone in movimento in Libia. A sostegno della campagna anche il regista neocandidato all’Oscar con il film ‘Io Capitano’ Matteo Garrone, che ha partecipato alla presentazione in videocollegamento. “Ho fatto un film – ha detto Garrone – che cerca di far vedere al mondo cosa succede durante questo viaggio, dal punto di vista dei protagonisti. Appoggio questa iniziativa e penso che questo film aiuterà i tanti ‘Io Capitano’ che stanno in carcere a far capire che c’è un sistema ingiusto che va combattuto”.
    Il regista ha poi sottolineato di non essere partito “per fare un film a tesi o con uno scopo ben definito. Siamo partiti per dare una forma visiva a un viaggio che non si conosce, siamo partiti per umanizzare dei numeri. Sono consapevole che il mio film ha una valenza politica, ma è anche un grande racconto d’avventura, una fiaba omerica, un film accessibile a un pubblico che non andrebbe mai a veder questo film, sono contento infatti che sia stato visto nelle scuole”. Garrone ha inoltre sottolineato che il film è uscito “in 20 paesi in Africa. Non credo che il film faccia cambiare idea, molti partiranno lo stesso, ma saranno consapevoli dei rischi ai quali vanno incontro. In aprile andremo a portare il cinema nei villaggi più poveri da dove partono questi ragazzi”. Oltre alle torture e ai massacri in Libia, ha concluso, “c’è poi il paradosso che gli eroi che salvano le persone vengono messi in carcere come i trafficanti di esseri umani. Ma questo film non nasce contro un governo piuttosto che un altro”.
   

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