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Strage Sinnai, Zuncheddu: "Non mi sono ravveduto perché non avevo fatto nulla"

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 27 Gennaio, 2024, 20:09:09 di Maurizio Barra









L’ex pastore sardo dopo l’assoluzione: “Non provo rabbia. Ho sempre sognato che arrivasse questo momento”. La sorella: “Ora ricominceremo a vivere. E’ la fine di un incubo”




Strage Sinnai, Zuncheddu: "Non mi sono ravveduto perché non avevo fatto nulla" - foto 2

Tgcom24




 

“Non provo rabbia”

 Poi, sui suoi sentimenti dopo i 33 anni passati in carcere prima di essere assolto: “Non provo rabbia. Ho sempre sognato che arrivasse questo momento, dal primo giorno. Mi sento di dover dire grazie al partito radicale, a chi mi sta intorno, ai miei familiari, al mio paese”. L’ex pastore sordo accusato di essere l’autore della strage del Sinnai continua: “Allora desideravo avere una famiglia, costruire qualcosa, essere un libero cittadino come tutti. Trent’anni fa ero giovane, oggi sono vecchio. Mi hanno rubato tutto. Adesso mi riposerò, almeno mentalmente”. 

 

I familiari: “Ora ricominciamo a vivere”

 “Adesso ci riposeremo – dice a margine della conferenza stampa Augusta Zuncheddu, sorella di Beniamino – perché siamo stressati e ricominceremo a vivere. In tutti questi 33 anni non c’è stato un minuto che non sia stato brutto. E’ stata la fine di un incubo”. 

 

 

“Sono vittime anche quelli che mi hanno accusato”

 Ricordando gli anni in carcere, Zuncheddu racconta: “Quando ero in prigione la fede teneva alta la mia speranza. Essere libero è una cosa inspiegabile. Il momento più brutto è stato quando mi hanno arrestato. Il più bello quando mi hanno liberato. Non so dire come immagino la mia vita ora. Adesso, da uomo libero, voglio curarmi,  perché sto troppo male. Non provo rabbia perché sono vittime anche le persone che mi hanno accusato, non è colpa loro. Ma del poliziotto che fa parte della giustizia, dell’ingiustizia”. 

 




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