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"Gli Anni '80", racconto sentimentale ma consapevole di un decennio della nostra storia

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 29 Gennaio, 2024, 12:49:41 di Maurizio Barra

 

Una cosa è sicura, ed è la certezza granitica dalla quale parte il libro e nella quale si riconosce quella stessa generazione: negli anni ’80 tutto sembrava possibile. E come non poteva essere così, considerato quello che stava succedendo? Dopo gli “Anni di piombo”, l’Italia sembrava riassaporare un altro boom economico. Tuttavia non era tanto la scalata nella specialissima classifica dei paesi più industrializzati al mondo (a un certo punto eravamo addirittura quarti, dietro solamente a Stati Uniti, Giappone e Germania) a far pensare in grande i ragazzini di allora, ubriacati dai fuochi d’artificio legati alle passioni che sbocciano in quell’età.
 

Musica, cinema, sport, moda, televisione, videogiochi… negli anni ’80 si assiste in questi ambiti a un’accelerazione di novità, successi e interessi mai vista prima e che non si ripeterà con la medesima intensità dopo.  Qualche esempio? Il mundial dell’Italia di Bearzot dell’82, la serie A di quel periodo che era “il campionato più bello del mondo”, l’abbondante raccolta di medaglie azzurre alle Olimpiadi di Los Angeles nell’84 (giochi in verità “azzoppati” dal boicottaggio dei paesi comunisti), e ancora Sanremo e Festivalbar traboccanti di star internazionali di primissimo livello, il boom dei video musicali, la grande stagione di film che diventeranno cult (i primi Indiana Jones, “Ritorno al futuro”, “I Goonies”, “Gremlins”, “Una poltrona per due” e gli italianissimi “Vacanze di Natale” e “Il ragazzo di campagna”, solo per ricordarne alcuni), la moltiplicazione dei canali televisivi e l’enorme allargamento dell’offerta di programmi, l’affermazione e la consacrazione di Valentino, Armani, Missoni, Moschino, Versace, Coveri, Krizia, Ferrè, giganti della moda italiana nel mondo, e la grande diffusione dei videogiochi e dei primi computer, con nomi come Commodore, Atari, Spectrum, Amiga che riportano a lunghi pomeriggi di giocate davanti a uno schermo
 

Nel libro di Cavaciuti e Cavozzi c’è parecchio di tutto questo unito, ovviamente, a tante altre schegge del decennio, dal Postal Market alla dottoressa Tirone, dalle penne alla vodka al metanolo, dal cubo di Rubik ai paninari, solo per citarne alcuni. Gli autori hanno il pregio di non cascare nel trappolone della nostalgia fine a sè stessa, dello stucchevole “machenesanno” quelli che non c’erano tanto in voga sui social. Il loro è un racconto onesto, sentimentale ma consapevole, e se di nostalgia si può parlare quella è legata più a un oggettivo “quando eravamo giovani”, e allora tutto ci sembrava più bello, al netto del valore storico per la cultura popolare che gli anni ’80 hanno rappresentato. Anche perché, sotto la croccante panatura di quel decennio, non era tutto oro quello che sembrava luccicare, e ce ne saremmo accorti tutti più avanti. Ma questa, come si dice in casi del genere, è un’altra storia. 

“Gli Anni ’80”
di Massimo Cavozzi e Christian Cavaciuti
350 pagine
Prezzo: 15 euro
Per informazioni sull’acquisto cliccare su www.glianni80.com

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