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"Il bar è nostro", maxi tangente da 70mila euro nel Napoletano

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Ultimo aggiornamento 29 Gennaio, 2024, 12:34:10 di Maurizio Barra

Si rifiuta di cedere il bar alla
camorra e gli viene imposto il pagamento di 70mila euro in
cambiali da mille euro ciascuna: è la vicenda di un commerciante
che lo scorso novembre, stanco della vessazioni che stava
subendo, ha deciso di denunciare ai carabinieri di Arzano
(Napoli) la sua triste storia, iniziata quasi tre anni prima,
precisamente nell’ottobre del 2020.

   
Oggi il Ros insieme con i carabinieri della compagnia di
Casoria, al termine di indagini coordinate dalla Dda, hanno
arrestato cinque persone (tre dei quali già in carcere), tutti
legati al clan Di Lauro, accusati di estorsione aggravata dal
metodo mafioso. Il “pizzo” è stato corrisposto regolarmente fino
al luglio 2022 quando la vittima, esasperata, ha deciso di
vendere il bar per liberarsi della maxi tangente. Una speranza
rivelatasi vana perché subito dopo avere aperto un altro bar in
un’altra zona di Arzano gli aguzzini si sono ripresentati per
minacciarlo di morte e soprattutto per pretendere nuovamente i
mille euro al mese.

   
Le indagini dei carabinieri hanno consentito di scoprire
particolari non denunciati della vicenda: il clan Di Lauro aveva
imposto di pagare delle somme a titolo di estorsione già a
partire dal 2018 in quanto si riteneva proprietario del bar.

   
Dagli accertamenti del Ros di Napoli è emerso che il
commerciante , intorno ai primi giorni di gennaio 2019, aveva
già pagato 100mila euro in contanti per mettere fine alle
pretese della camorra. A sostegno di questo particolare ci sono
anche alcune dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia
Salvatore Roselli, soprannominato “Frizione”, elemento di
vertice del clan Amato-Pagano (nato da una scissione dal clan Di
Lauro) riscontrate dai militari del Ros.

   

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