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Messico, torna la corrida nella capitale. Maxi-proteste degli animalisti

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 30 Gennaio, 2024, 00:46:54 di Maurizio Barra

Una tradizione da conservare, un’industria che produce migliaia di posti di lavoro da proteggere o un sadico massacro da fermare? Il dibattito sulla “fiesta brava”, pratica che in Messico risale al XVI secolo, è diventato una dura battaglia nelle aule dei tribunali.

Un anno e mezzo fa gli animalisti avevano segnato un punto importante a loro favore quando un giudice aveva ordinato la sospensione a tempo indeterminato della corrida a Città del Messico decidendo in merito a un’ingiunzione presentata dall’associazione Justicia Justa.

Il mese scorso la Corte Suprema ha però revocato tale decisione riaprendo di fatto le porte di Plaza México. Ma la battaglia legale sarà probabilmente ancora molto lunga. Secondo i media messicani, i giudici si sono pronunciati solo sugli aspetti tecnici e devono ancora decidere nel merito.

Intanto, domenica, 50.000 persone hanno gremito l’arena più grande del mondo per celebrare il ritorno della tauromachia nella capitale al grido: “Lunga vita alla libertà”

All’esterno centinaia di manifestanti hanno risposto con striscioni e slogan al vetriolo: “Assassini!”, “La tortura non è cultura”, “La corrida è sadismo”.

Una protesta in gran parte pacifica anche se non sono mancati momenti di tensione e tafferugli con lancio di bottiglie di plastica e pietre. La polizia era schierata in tenuta antisommossa.

Il presidente Andrès Manuel Lòpez Obrador ha proposto un referendum sul futuro della “fiesta brava” a Città del Messico.

Secondo la Human Society International, ogni anno nel mondo vengono uccisi circa 250 mila tori nelle corride.

La tauromachia è ancora legale in molte zone del Messico, uno dei pochi Paesi in cui è ancora praticata accanto a Spagna, Portogallo, Francia, Colombia, Venezuela, Perù ed Ecuador.

Allevatori, imprenditori del settore e appassionati sostengono che proibirla non solo sarebbe una lesione ai loro diritti ma metterebbe anche a rischio diverse migliaia di posti di lavoro legati a questa attività che, dicono, solo in Messico genera circa 400 milioni di dollari all’anno.

L’Associazione nazionale degli allevatori di tori da combattimento stima che la corrida produca 80.000 posti di lavoro diretti e 146.000 indiretti.

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