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Roia, sulla violenza lo sport è ancora un mondo troppo chiuso

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 30 Gennaio, 2024, 16:54:40 di Maurizio Barra

“Lo sport dovrebbe avere una
caratterizzazione di bellezza, di libertà. Si dovrebbe
presentare come molto importante dal punto di vista
dell’educazione e dell’inclusione sociale. Non abbiamo dei dati
del sommerso della violenza in ambito sportivo ma abbiamo delle
percezioni. E’ ancora un mondo troppo chiuso lo sport, sia dal
punto di vista delle Federazioni che dal punto di vista del
Coni”. A denunciarlo è il presidente del Tribunale di Milano
Fabio Roia nell’intervento al convegno ‘Violenza e abusi nello
sport: ascoltare, prevenire e innovare’, organizzato da Change
The Game alla Statale di Milano.

   
“Grazie a Change The Game è stato istituito un protocollo, ma
i protocolli sono un modo per lavarsi le coscienze e bisogna
agire poi nella concretezza per far emergere le situazioni di
sofferenza – ha aggiunto Roia -. Le denunce di reato sono
scarse… perché c’è una scarsa sensibilizzazione complessiva
verso la tematica”.

   
Secondo il presidente del Tribunale di Milano le forme di
violenza si realizzano “dove c’è una posizione di dominanza, che
può condizionare la vita dell’atleta come un allenatore, una
dirigente, e una posizione di fragilità che è rappresentata
dall’atleta. Questo schema si innesta in una situazione ad oggi
molto chiusa. Pensate allo switch sociale del Me Too: è stata
una presa di coscienza sociale e deve accadere anche in talune
Federazioni. Non bisogna avere paura di intervenire, creando
delle forme di sentinelle sociali” all’interno delle strutture,
“magari mettendo dei presidi anche per vedere il gradiente di
collaborazione delle Federazioni”. “Il Tribunale di Milano – ha
assicurato Roia – è disponibile a qualsiasi tipo di intervento
affinché lo sport che è un mondo di bellezza, non rappresenti
mai un luogo di paura ma di aggregazione e valoriale dove tutte
le ragazze e ragazzi possano trovare accoglienza ed essere
felici; un luogo aperto, dove non ci sia paura di denunciare,
dove ci sia una forte condanna sociale contro chi, abusando di
una posizione dominante, possa creare forme di molestia
all’interno del circuito sportivo”.

   

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