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"Chi ha il cervello lo usi", debutta al teatro Libero a Palermo

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 31 Gennaio, 2024, 17:30:14 di Maurizio Barra

Debutterà al Teatro Libero di
Palermo, per la 56esima stagione internazionale, il 2 febbraio,
con replica il 3, alle 21.15 “Chi ha il cervello lo usi”,
drammaturgia originale di Corrado Accordino, in scena insieme a
Daniele Ornatelli. Una produzione della compagnia Teatro Binario
7 di Monza.

   
Lo spettacolo, racconta la storia di due fratelli, di un padre e
di un’eredità scomoda e un passato da affrontare; procedendo sul
filo sottile della memoria familiare, quella intima che scorre
nelle vene e accomuna ai propri genitori, inanella fotografie
che ripercorrono una vita. Dall’infanzia, a tratti felice a
tratti inquieta, ai beati anni delle scoperte e delle cadute
fino all’età adulta e delle responsabilità. In mezzo l’amore, la
droga, il successo, la paura. Un viaggio lungo due vite che
s’intrecciano, si perdono, poi tornano a confrontarsi in una
resa dei conti che vede i due fratelli protagonisti entrambi
sconfitti, entrambi vincitori. «La vita è ciò che accade dentro
di noi, anche senza di noi». Dietro le complicità e gli incontri
tra i due vi è come un’ombra sempre presente, il padre. Una
volta forte, coraggioso e spavaldo, ora inerte su una sedia a
rotelle.

   
Chi ha il cervello lo usi è uno spettacolo costruito con un
linguaggio spezzato, volutamente non descrittivo e non retorico.

   
La ricerca ultima dell’armonia dei contrari. Dialoghi asciutti,
monologhi feroci, parole che svelano mostri interiori, il
bisogno di affermarsi, la paura del fallimento, il desiderio di
emergere, frasi rubate alla vita divenute parole di polvere e
nebbia nel cuore. Uno spettacolo sul tempo vissuto e non sempre
compreso. Pezzi sparsi di cose non dette, fotografie che fanno
piangere, somme di esperienze che sono la somma di sogni e di
orrori. E poi i ricordi che cullano, le promesse di un futuro da
cambiare. In mezzo l’amore, le prime scoperte, i piccoli
brividi, i giochi d’infanzia, i salti nel vuoto nel modo adulto,
la presa di coscienza dei propri limiti e le voglie di
superarli. Il successo professionale e il suo retrogusto amaro.

   

   

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