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Green Border, il muro della Fortezza Europa sui migranti

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Ultimo aggiornamento 2 Febbraio, 2024, 20:01:17 di Maurizio Barra

Premio speciale della Giuria alla Mostra del cinema di Venezia, Green Border, il nuovo film di Agnieszka Holland, arriva in sala in Italia, distribuito da Movies Inspired e Circuito Cinema, dall’8 febbraio. Fortemente attaccato dalla Polonia (che infatti non lo ha designato come miglior film internazionale agli Oscar), sostenuto al contrario dalla comunità dei cineasti, è un’opera intensissima, che ti strappa il cuore e ti fa vergognare di come vanno le cose nella Fortezza Europa che fa razzismo accogliendo i profughi ucraini e respingendo tra il filo spinato bielorusso quelli siriani e africani, violando i diritti umani. Girato clandestinamente dal 2021 al confine tra la sua Polonia e la Bielorussia, il film segue da diverse angolazioni – una famiglia siriana e una donna di Kabul, gli attivisti, le guardie di confine – quello che accade e facciamo finta di non vedere al confine polacco-bielorusso dove i migranti vengono letteralmente rimpallati con violenza da una parte all’altra, usati come proiettili viventi in una guerra ibrida e sconvolgente in cui la polizia polacca ci fa imbarazzare sommamente. In quei boschi di frontiera, tra le foreste più antiche d’Europa, arrivano in Bielorussia dopo viaggi della speranza i profughi, consapevoli di aver pagato un traghettatore illegale ma non immaginando di ritrovarsi da soli, al freddo e senza viveri, a fronteggiare due eserciti, uno che ti spinge ad andartene e uno che cerca di rimandarti indietro. “Il continente della libertà e della democrazia rischia di scomparire se continua nelle sue scelte di oggi: diventerà una fortezza dove la gente verrà uccisa da noi europei. L’esperienza della seconda guerra mondiale, l’Olocausto, il pericolo del totalitarismo è stato messo a dormire, è scomparso dall’agenda europea, ma non è affatto sparito il pericolo di tutte queste cose. In un mondo polarizzato – ha detto a Venezia la regista – anche i media lo sono. Da quando il governo ha chiuso le zone intorno alla frontiera non è stato più possibile documentare nulla di quello che accade lì. Nessuno ha protestato e i media hanno accettato di non andare più in quella zona incubo. La nuova Europa ha paura, sta perdendo le convinzioni politiche e i populisti come anche lo stesso Putin hanno capito questi punti deboli e cavalcano questa paura”. In quei 186 chilometri che dividono la Polonia dalla Bielorussia c’è il limbo in cui sono assiepati in condizioni incivili i migranti: a dare loro assistenza nella realtà – come ha raccontato nell’ottobre scorso in un reportage ANSA Alessandra Briganti – sono i volontari di Grupa Granica, una coalizione di persone e ong residenti nell’area, che dall’autunno del 2021 danno assistenza alle persone che tentano di attraversare la frontiera. Sono afghani, siriani, ma anche etiopi, indiani. Tutti accomunati dall’esser finiti in un gioco politico più grande di loro. da una parte, la Bielorussia di Alexander Lukashenko che li ha ammassati al confine per destabilizzare l’Europa. Dall’altra, la reazione feroce della Polonia: respingimenti indiscriminati, confine sigillato, pressioni al limite delle intimidazioni verso chiunque presta soccorso. Stessi temi raccontati anche nel documentario di Kasia Smutniak Il Muro: esempi di come illuminare una delle emergenze umanitarie dimenticate.

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