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Launeddas e canti a tenore, la scommessa delle contaminazioni

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 2 Febbraio, 2024, 22:15:14 di Maurizio Barra

La Sardegna raccontata attraverso la
musica strumentale e vocale tradizionale, in un excursus storico
che va dai tempi antichi fino alle evoluzioni dei linguaggi
musicali in epoca più recente. Se ne è parlato oggi all’Isre di
Nuoro nell’ultimo incontro del programma “Musas e Terras”
promosso dall’associazione Campos con l’Università di Cagliari e
l’Istituto superiore etnografico della Sardegna.

   
Davanti a una platea di studenti liceali, protagonisti anche
di intermezzi musicali e vocali, studiosi e musicologi si sono
alternati per spiegare i cambiamenti avvenuti negli anni: Marco
Lutzu e Roberto Milleddu, docenti di Etnomusicologia
rispettivamente all’Università e al Conservatorio di Cagliari,
Roberto Corona, suonatore di launeddas, Tonino Leoni, studioso
di ballo sardo, Carlo Boeddu, esperto di strumenti a mantice.

   
“Con il tempo che cambia sono cambiate e si sono evolute
anche le musiche tradizionali sarde – ha sottolineato Lutzu –
Prendiamo le launeddas e gli strumenti a mantice come gli
organetti e le fisarmoniche: negli ultimi decenni si sono
evoluti sia per la forza creativa dei suonatori, che per le
contaminazioni e sperimentazioni con altri musicisti, in testa
gli artisti jazz”.

   
“Sugli strumenti a mantice – ha aggiunto – abbiamo solo 100
anni di documentazione, mentre sui canti a tenores ne abbiamo
tremila. Oggi sulle launeddas e sui tenores si sono inseriti gli
strumenti a mantice che non li sotituiscono ma convivono
insieme”. Importante per il docente, “trasmettere ai ragazzi la
storia della musica che è cultura: conoscere la nostra musica
tradizionale significa anche consocere i sardi e la propria
storia”. Un aspetto, quello delle nuove generazioni, caro anche
al presidente dell’Isre Stefano Lavra: “Ritengo che i giovani
debbano conoscere la propria storia musicale e la debbano
ascoltare accanto a tutte le altre musiche di cui sono
subissati. Attingere da fonti diverse – ha chiarito – significa
intrecciare un dialogo arricchente tra tradizione e
innovazione”.

   
Sulla storia degli strumenti a mantice si è soffermato il
prof. Roberto Milleddu: “Sono figli dell’epoca industriale,
quando si sono diffusi in tutta Europa compresa la Sardegna, e
oggi sono gli strumenti principali per accompagnare il ballo
sardo. Da noi sono strumenti che convivono con le launeddas e i
canti a tenores, mentre in molti casi hanno scalzato strumenti
antichi, come la zampogna ad esempio. Naturalmente modellano le
pratiche musciali preesistenti: l’effetto innovazione è stato
potentissimo anche in Sardegna”.

   

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