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Mobilità integrativa contro l'isolamento delle zone interne

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Ultimo aggiornamento 2 Febbraio, 2024, 04:00:00 di Maurizio Barra

Si chiama “Move.Us” ed è un nuovo
sistema di trasporto destinato agli studenti della Barbagia
Mandrolisai. Un progetto studiato per migliorare la quotidianità
e combattere l’isolamento delle zone interne.

   
Si tratta di un’integrazione delle linee regionali già
esistenti e partirà a breve grazie all’impulso della Comunità
Montana Gennargentu Mandrolisai e al progetto Snai (strategia
nazionale aree interne), finanziato con quasi 10 milioni di euro
da fondi statali e regionali.

   
L’ente montano, guidato dal presidente Alessandro Corona,
investe su un futuro a misura di giovani che ha per slogan
“scuola in movimento”, mettendo a punto tra l’altro un progetto
dove l’inglese dialoga con la lingua sarda. Il trasporto
pubblico locale, al momento, poggia su 16 linee – di cui 10
dedicate agli studenti – che attraversano 11 Comuni: Aritzo,
Atzara, Austis, Belvì, Desulo, Gadoni, Meana Sardo, Ortueri,
Sorgono, Teti e Tonara.

   
Una rete che attualmente presenta crititcità per quanto
riguarda frequenze, percorsi e costi. L’obiettivo del nuovo
progetto “scuola in movimento” è la copertura totale del
territorio, con linee progettate per coprire le due fasce
giornaliere della mattina e del pomeriggio: dalle 8 alle 8.30, e
dalle 16 alle 16.30. “Il servizio è destinato ai ragazzi delle
scuole secondarie di secondo grado della Comunità montana, che
frequentano gli istituti del territorio in comuni diversi da
quello in cui hanno la residenza – spiega Corona -. Il servizio
garantirà, oltre agli spostamenti per le attività curriculari,
anche quelli che consentono di seguire attività laboratoriali,
culturali, sportive e comunque di carattere extracurriculare.

   
Abbiamo individuato un “mobility manager”, che insieme ai nostri
tecnici si sta occupando di creare questo sistema alternativo di
mobilità. Il servizio partirà quanto prima e offrirà ai ragazzi
tempi di arrivo e di ritorno a casa più comodi, diverso dal
sistema attuale che li fa rincasare parecchie ore dopo l’uscita
da scuola. Un problema che ha indotto alcuni studenti alla
rinuncia a frequentare la scuola”.

   

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