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Cosa successe all'isola di Cavallo – Dagli archivi dell'ANSA

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Ultimo aggiornamento 4 Febbraio, 2024, 00:05:42 di Maurizio Barra

Quella di Dirk Hamer e dei suoi amici è una gita estiva come tante altre. Lasciano le coste della Sardegna alla volta di quelle di Cavallo per dare un’occhiata al paradiso estivo dei reali e multimiliardari di tutto il mondo. Si ancorano al largo della costa (sull’isola è vietato attraccare) e decidono di non scendere a cena a terra per via dei prezzi proibitivi dei ristoranti della zona. Accanto alla loro barca ce ne sono altre tre di cui una è lo yacht di Vittorio Emanuele di Savoia e l’altra è il ”Coke”, il panfilo del medico romano Niki Pende, ex marito dell’attrice Stefania Sandrelli. E’ la notte tra il 17 e il 18 agosto 1978.

 

Nella Baia di Palma qualcuno verso l’ora di cena decide di usare il gommone di Vittorio Emanuele per fare la spola tra la sua barca e la terra ferma. Ma Vittorio Emanuele si accorge ben presto del ”prestito forzato” del suo canotto e decide di andare a chiedere spiegazione ai proprietari del ”Coke” ”colpevoli” della traversata clandestina. Vittorio Emanuele si arma della sua carabina e sale a bordo della barca di Pende. Dopo pochi minuti nasce un alterco e il Savoia spara un colpo ”per – come ha dichiarato lui stesso – intimorire gli avversari”.

 A questo punto Niki Pende si getta su Vittorio Emanuele e durante una breve colluttazione parte un secondo colpo che raggiunge a una gamba il giovane Dirk Hamer che si trova sull’imbarcazione vicina. La gita estiva all’isola di Cavallo si tramuta così in una tragedia.

Hamer viene trasportato all’ ospedale di Ajaccio e poi a Marsiglia. Il giovane, che versa in condizioni sempre più gravi, è trasferito infine in una clinica di Heidelberg in Germania dove muore l’8 dicembre 1978.

C’è infatti chi, come Vittorio Emanuele parla di ”complotto” e di ”anomalie” nell’istruttoria, portando a sua discolpa elementi come quello della diversità del proiettile trovato nel corpo del ragazzo da quelli sparati dalla sua carabina e chi, come il padre di Hamer, sostiene la tesi dell’omicidio volontario accantonando quella dell’incidente.

 

Il padre del giovane, il medico Geerd Hamer e la madre, Sigrid, poi morta d’infarto il 16 aprile 1985, insieme con le loro due figlie cominciano, dopo il decesso di Dirk, una lunga battaglia legale per ottenere giustizia

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