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Addio a Daniele Segre, documentarista degli emarginati

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Febbraio, 2024, 12:12:53 di Maurizio Barra

 


Addio a Daniele Segre, documentarista degli emarginati - foto 2

Tgcom24




 

Le opere di Daniele Segre

  Daniele Segre era nato ad Alessandria l’8 febbraio 1952. Era un lavoratore instancabile e ne sono testimonianza gli 80 film che punteggiano una carriera cominciata nel 1976 con l’inchiesta “Perché droga?” e il successivo “Il potere deve essere bianconero” sul tifo calcistico. Quando approdò alla Mostra di Venezia nel 1992 con “Manila Paloma Blanca” fece scalpore per l’umanità e la crudezza del suo linguaggio visivo che non faceva sconti ai drammi degli esclusi, ma ne coglieva tutta la poesia dello sguardo e dei sentimenti. Fu tra i primi a condurre inchieste sulle morti bianche (“Morire di lavoro”, 2008) e a raccontare l’orgoglio delle donne partigiane (“Nome di battaglia Donna”, 2016). Impegnato, attento, sensibile, Segre era una persona di cinema completa, sapeva dirigere, scrivere, montare, fare lo scenografo, il fotografo, il produttore.

 

Il lavoro di Daniele Segre

  Non era un autore disponibile al compromesso e per questo nel 1991 aveva fondato la sua compagnia di produzione I Cammelli. E’ stato docente di Cinema nella realtà al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e anche direttore didattico del corso di reportage della sede Abruzzo del Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema. Alfiere del cinema indipendente italiano, a basso budget, ha dedicato al regista Tonino De Bernardi, autodidatta e pioniere dell’underground, una delle sue ultime opere del 2021, “Un tempo un incontro”. Nel 2023 l’arte, che è sempre stata un’altra sua passione, è stata al centro del film su Piero Gilardi “artista umile, straordinario, coerente” presentato a CinemAmbiente a Torino.

 

Il ricordo della famiglia

  “Daniele – scrive in una nota firmata dai familiari Marcella e Emanuele Segre – ha dedicato la sua vita al cinema della realtà, dando voce a emarginati e fragili e onorando personaggi che hanno segnato la storia. Fotografo, autore di film scomodi e provocatori, è stato ideatore di un inconfondibile linguaggio cinematografico di rottura con i canoni convenzionali. Insegnante esigente e stimato, ha introdotto al cinema sociale generazioni di studenti, trasmettendo loro perseveranza, passione e competenze tecniche. Sincero e coerente, intuitivo e curioso, dall’ironia tagliente, lo ricorderemo per la sua acutezza nel mettere in luce gli aspetti più profondi delle persone e per il suo costante impegno umano, civile e politico”. 

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