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Il padre di Ilaria Salis, mettiamo fine a questa assurdità

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Ultimo aggiornamento 5 Febbraio, 2024, 00:26:34 di Maurizio Barra

C’è fiducia che l’incontro di domani tra Roberto Salis, il padre di Ilaria, con i ministri Antonio Tajani e Carlo Nordio possa essere una tappa importante verso la concessione da parte dell’Ungheria degli arresti domiciliari in Italia alla militante antifascista in carcere a Budapest da quasi un anno con l’accusa di aver aggredito due militanti di estrema destra.
    “Sono stanco morto, ma non c’è dubbio che continuo a combattere. Io non mollo” dice Roberto Salis, aggiungendo di aver fiducia che ci siano a breve “passi avanti. Sono anche fiducioso che questa risonanza che ha assunto il caso sia un’opportunità per tutti per fare meglio in futuro. Io credo sia una grande opportunità anche per l’Ungheria, anche per Orban”.
    Nelle prossime ore a Monza ci sarà una fiaccolata per Ilaria, ma il padre non ci sarà perché sarà a Roma. “Mi fa piacere, così come mi fanno piacere i piccoli gesti che arrivano dalla gente, c’è un calore e un affetto commovente”, dice.
    L’ingegnere è atteso con i suoi avvocati prima alla Farnesina e poi in via Arenula per cercare di mettere a punto una strategia per far rientrare la donna il prima possibile nel nostro Paese. “Sono convinto che con lo sforzo di tutti si porrà presto fine a questa assurdità”, scrive in un post in cui ringrazia tutti, dagli amici ai semplici conoscenti, dai giornalisti ai politici, anche quelli “che hanno remato contro certo che presto anche loro capiranno che sui diritti umani e civili non si possono usare termini come ma, però etc”. Resta da capire quale sia la strada più opportuna per ottenere gli arresti domiciliari con il processo in corso, o in Ungheria, come ritiene Tajani, o in Italia, come intende fare la difesa di Salis. Al momento “sono tutte chiacchiere – prosegue Roberto Salis negando l’esistenza di qualsiasi scontro – non c’è nulla di definitivo. Adesso lasciamo lavorare tutti, c’è gente che sta lavorando alacremente ed è giusto che lo facciano serenamente”.
    Chi attacca è invece la segretaria del Pd Elly Schlein che chiede un impegno “più forte e concreto” da parte del governo. Che non ci sarebbe, è il sospetto avanzato dalla leader Dem, perché l’esecutivo “è forse in imbarazzo per l’amicizia tra la Meloni e Orban”. Dal centrodestra non replicano ma il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ribadisce che “l’obiettivo è portare Ilaria Salis in Italia e per riuscirci la strada è quella del dialogo. Il governo, sia con la Farnesina che con la Giustizia, è sul pezzo. Ma dobbiamo ricordare che non possiamo intervenire sui giudici ungheresi, così come la politica ungherese non potrebbe intervenire sui giudici italiani. Dobbiamo, tenendo alta la sorveglianza sul rispetto delle garanzie, lasciare lavorare la giustizia ungherese”.
    Rispetto dei diritti e della dignità dei detenuti che, anche in base ai racconti di Carmen Giorgio, per alcuni mesi compagna di cella di Ilaria Salis, non è stato assicurato. Anche se la situazione è migliorata, le condizioni detentive nel carcere ungherese sono state “disumane”: topi e cimici, cibo “immangiabile” e anche punizioni come le secchiate d’acqua o la “fugda” che consiste nello stare rinchiusi in una gabbia montata in cella a guardare il soffitto tutto il giorno, ha raccontato Carmen Giorgio a La 7. 

 

   

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