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Lo stupro di gruppo sulle 13enne a Catania: al via gli interrogatori di garanzia

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 5 Febbraio, 2024, 17:14:54 di Maurizio Barra

Si sono conclusi gli interrogatori di garanzia dei 4 maggiorenni fermati per la violenza di gruppo su una ragazzina di soli 13 anni nel parco di villa Bellini, a Catania . Alcuni degli indagati hanno risposto alle domande del gip, ha detto all’uscita il procuratore aggiunto Sebastaino Ardita

“Un indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere l’altro invece si è fatto interrogare e ha risposto alle domande del gip. Il primo vive in comunità il secondo lavora ad Acireale. Sono nel catanese da due anni”, ha riferito l’avvocato Alessandro Fidone riguardo ai due maggiorenni che assiste, tra i fermati per la violenza di gruppo. Il penalista ha precisato che il giovane che ha parlato con il gip “si è detto estraneo ai fatti”, aggiungendo che “era sul posto ma non ha partecipato all’aggressione e ha capito la gravità dei fatti”. 

Il procuratore aggiunto ha chiesto la convalida del provvedimento e l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro degli indagati e degli arresti domiciliari per il quinto che, durante le prime fasi delle indagini, ha collaborato all’identificazione del branco che avrebbe partecipato alle violenze.

Sempre in giornata saranno sentiti anche i tre minorenni. Anche se uno degli arrestati ha compiuto da poco 18 anni. Al momento hanno tutti avvocati d’ufficio.

Il gruppo si sarebbe diviso, con una parte che avrebbe tenuto fermo e picchiato il 17enne, costringendolo ad assistere impotente agli abusi, mentre un’altra avrebbe spinto la 13enne all’interno dei gabinetti dove sarebb stata violentata a turno da due ragazzi, mentre gli altri assistevano alla scena da sopra il muro divisorio della toilette. Solo dopo il secondo abuso la ragazza avrebbe trovato la forza di divincolarsi dal suo aguzzino e di fuggire insieme al fidanzato, raggiungendo la frequentatissima via Etnea per chiedere aiuto. Da qui è stata trasportata in ospedale.

Sono così scattate le indagini dei Carabinieri i quali, attraverso l’analisi delle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza presente nella zona e grazie al sequestro degli abiti della ragazza e dei campioni biologici, tracce ematiche, seminali e salivari, sono riusciti a individuare i responsabili. Decisive in particolare le analisi delle tracce biologiche relative alla violenza effettuate dal Ris di Messina, che hanno restituito un “match” positivo coincidente con quello del minore che avrebbe fisicamente violentato la 13enne. Sono stati così emessi i provvedimenti di fermo a carico dei 7 giovani, 3 dei quali sono stati portati nel carcere di Catania Piazza Lanza, uno agli arresti domiciliari e gli altri 3 al Centro di prima accoglienza di Catania.

L’avvio e l’iter delle indagini

Sono un gruppo e sono di origine egiziana. E’ stato questo input ad avviare le indagini della Procura distrettuale di Catania sulla violenza sessuale di gruppo aggravata ai danni della 13enne catanese nei bagni pubblici della VillaBellini, il 30 gennaio scorso.

Nessun aiuto è arrivato dalle telecamere dei giardini comunali perché non ancora attive. Così l’attenzione dei Carabinieri si sposta sui sistemi di videosorveglianza di locali pubblici che puntano anche gli ingressi della Villa. Si cerca, si scava nelle vite dei componenti del branco egiziani, che sarebbero stati fermati per altri motivi in quella zona. 

Parte l’ordine della Procura di effettuare uno screening nelle comunità di accoglienza e vengono convocati egiziani di quella fascia dietà: dei primi due che arrivano uno parla e fa il nome di altri due. Dai contatti social su tik tok si arriva ad altri collegamenti, fino ad avere i sette nomi e sette indagati.     

Importanti per le indagini sono anche le dichiarazioni della vittima. Sotto choc, ma determinata a “volere giustizia” per la violenza subita. Dice con fermezza “io ho visto soltanto tre di loro: due mi hanno violentata, l’altro guardava, ma il mio ragazzo li ha visti tutti”. Non dice altro perché ha nellamente visi confusi e non vuole accusare persone innocenti. Ribadisce: “voglio giustizia”. 

E i tre li riconoscerà. A un investigatore dà l’impressione di una ragazzina molto più matura dell’età che ha. E anche il fidanzato  17enne conferma e non ha esitazioni quando viene messo a confronto con i potenziali aggressori: “questo c’era, questo non c’era”, risponde con certezza. Riconosce anche uno dei violentatori, ma dice “non c’è tra loro il secondo”. Perché stava preparandosi ad andare via dalla comunità che lo ospitava, dove viene trovato mentre recupera indumenti e altre cose sue per fuggire. E anche questo viene riconosciuto dalla 13enne: “è lui…” dice. 

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