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Rosalba Di Girolamo con spettacolo "Amado mio" omaggia Pasolini

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Ultimo aggiornamento 5 Febbraio, 2024, 12:15:21 di Maurizio Barra

Rosalba Di Girolamo è la protagonista di “Amado mio” omaggio a Pier Paolo Pasolini in scena sabato 10 e domenica 11 febbraio, alle ore 18, nel TIN, Teatro Instabile Napoli. “Amado mio – dice Di Girolamo – è il titolo di una raccolta di scritti giovanili pubblicati postumi dal cugino Nico Naldini, quello della canzone che tanto amava cantata da Rita Hayworth, ed è la mia dichiarazione d’amore per Pasolini. Ho avuto il privilegio di aver ‘dovuto’ leggere molti suoi scritti per costruire un iter narrativo che lo raccontasse, e quindi di averlo avuto al mio fianco per mesi. Sono le sue lettere e i suoi diari segreti quelli che più mi hanno toccato il cuore. È lì che Pasolini si erge nella sua interezza, commovente, appassionato e pieno di dubbi; è lontano dai riflettori e dal pubblico, quando parla a se stesso o a chi ama di più, che racconta con semplicità l’onere e l’onore dell’impegno intellettuale e politico che non fa sconti, quello che implica voler essere liberi e integri, lasciando emergere la volontà di negoziare a viso aperto con le sue complesse contraddizioni.
    Pasolini credo possa essere omaggiato e incarnato solo facendo risuonare la nuda profondità delle sue parole, che ho voluto immerse nella musica che lui tanto amava, e raccontate attraverso due leggii di cui uno simbolicamente occupato solo da un fiore”. Tutta la narrazione è immersa nella musica – quella di Bach innanzitutto – colonna sonora della sua vita, che ne racconta i salienti momenti di discontinuità. Dalla vita universitaria alla dolorosa accettazione della sua sessualità, dalla guerra alla militanza antifascista, dal rapporto conflittuale col padre e quello profondissimo con la madre, dagli uomini alle donne della sua vita, dalle difficoltà economiche al successo: Amado mio disegna un Pasolini poco conosciuto, lieve e appassionato, per trasformarsi in un inno alla vita, ‘un grido di gioia, orgiastico-infantile, destinato a durare oltre ogni possibile fine’. “Tempo fa ho visto un documentario in cui l’intervistatore chiedeva a giovani ragazzi se conoscessero Pasolini – continua l’attrice – e mi ha disorientato constatare che quasi nessuno sapeva chi fosse. Quando riusciremo a far diventare curriculare lo studio dei suoi scritti e a far riflettere sull’urgenza di certe riflessioni, avremo fatto un notevole passo avanti nella formazione dei nostri giovani. Perché la semplicità per qualcuno è un punto di partenza e per qualcun altro un punto d’arrivo, ma è comunque necessaria per capire il senso della vita. Questo mi sembra il nucleo della ricerca di vita di Pasolini, e questo Amado mio vuole raccontare”.
   

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