Ultimo aggiornamento 13 Febbraio, 2024, 07:50:47 di Maurizio Barra
Salendo verso il Brennero, a Bressanone ci si imbatte in un luogo di profonda spiritualità che si incrocia con la laboriosità dei suoi secolari residenti, i frati canonici agostiniani: è l’Abbazia di Novacella (www.kloster-neustift.it) un posto d’altri tempi. I vigneti, in parte racchiusi in un confine geometrico intorno all’edificio risalente al 1142, sono l’orgoglio dell’Abbazia di Novacella, che coi suoi 600 metri slm presta le condizioni ideali per il Kerner, il Sylvaner, il Restyling e il Grüner Veltiner. Il risultato sono vini bianchi freschi e fruttati, come il Praepositus. Dopo la visita guidata alla meravigliosa Abbazia, alle cantine e ai vigneti ordinati insieme al sommelier, si torna alla locanda, un affascinante edificio medievale per la degustazione dei vini abbinati ai taglieri di salumi e formaggi locali golosi.
Dalle Alpi alla Sicilia: il nostro viaggiatore arriva sul vulcano, l’Etna, un luogo vergine fino a trent’anni fa ma potente, una zona definita Borgogna italiana per il suo terroir così disomogeneo che lo avvicina al modello dei cru di Borgogna. Siamo alla Cantina Passopisciaro dove il cono vulcanico bianco neve domina la vista mentre si assaggiano i vini di tutte le aree della tenuta, come il Contrada Guardiola, il Contrada Chiappemacine, il Contrada Rampante, o il Super Etna Franchetti. Del paese di Passopisciaro oltre vent’anni fa si innamorò un viaggiatore, Andrea Franchetti, che essendo un imprenditore del vino rimase colpito dalle vigne abbandonate sulle pendici dell’Etna a più di 1000 metri di altezza. Restaurò un antico baglio con cantina che oggi è il nucleo dell’azienda, puntando sul recupero dei vecchi vigneti di Nerello Mascalese, oltre che sull’impianto di nuovi vigneti di varietà alloctone, quali il Petit Verdot, il Cesanese di Affile e lo Chardonnay.
Muovendosi sulle strade tortuose delle pendici del vulcano, ci si ferma in Contrada Calderara, a Randazzo, storicamente zona di elezione per i grandi vini rossi. I vigneti della Tenuta delle Terre Nere sono distribuiti su nove contrade. Marco De Grazia, filosofo appassionato di Pinot di Borgogna, è stato lungimirante e dopo l’amore a prima vista per queste “terre nere” e il loro clima estremo, ha dedicato cura maniacale ai nuovi vigneti impiantati e alle vecchie vigne, per buona parte di età tra i 50 e i 100 anni, e a quella ultracentenaria (meno di un ettaro) che vanta quasi 150 anni di vita. Solo stando qui, in Contrada Guardiola, intorno ai 1000 metri di altitudine, col bicchiere alle labbra, il fruscio della brezza davanti allo spettacolo dei filari su terreni scoscesi di sabbia vulcanica e pietrisco basaltico, il nostro viaggiatore comprende che per ottenere quel grande vino è indispensabile una cura meticolosa manuale in vigna.
Il miglior modo di apprezzare questo territorio, che dal 1700, per volere del vescovo di Catania, fu gradualmente trasformato da “luogo orrido e incolto a un delizioso giardino”, è quello di fermarsi in un wine resort: a Milo (750 metri slm) l’azienda vinicola Barone di Villagrande facente parte di Teritoria (www.teritoria.com) riceve il viaggiatore in cantina e in villa, nello stile del Barocco siciliano, fra arredi d’epoca, pavimenti in cotto settecenteschi, e una piscina a sfioro rivolta verso l’azzurro del Golfo di Catania. Superbe passeggiate nei vigneti e degustazioni guidate nelle storiche cantine preparano all’assaggio ideale di quei vini, ossia alla tavola del ristorante diretto dallo chef stellato Accursio Craparo e curato dallo chef Vittorio Caruso; quanto amino questa terra ed i suoi sapori è evidente nelle scelte delle verdure dell’orto biologico di casa, del proprio olio extravergine di Nocellara dell’Etna, delle carni e dei formaggi degli allevamenti locali, del miele di castagno delle api dei boschi circostanti.
