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I 'Silenzi' di Bernardo De Muro a Sassari alle Messaggerie Sarde

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 14 Febbraio, 2024, 21:09:43 di Maurizio Barra

Ha un titolo evocativo: “Silenzi –
nella natura, nella vita, nell’arte, nel racconto”. E’ il
saggio, edito da Carlo Delfino, di Bernardo De Muro, cultore
della parola, narratore prolifico, poeta, drammaturgo,
favolista, studioso di retorica antica e moderna ed esperto di
arte oratoria.

   
Il volume sarà presentato venerdì 16 Febbraio alle 18 a
Sassari nella sede delle Messaggerie Sarde di piazza Castello.

   
L’antropologo e studioso Bachisio Bandinu, che ha firmato le
introduzioni di alcuni testi di De Muro e Carlo Marcetti,
commenteranno l’opera, interagendo con l’autore che, per le
selezionate letture drammaturgiche, si avvarrà dei preziosi
armonici della chitarra classica del maestro Lucas De Simone.

   
Sono più profondi i silenzi dell’uomo o i silenzi della
natura? E’ l’interrogativo che attraversa il saggio. Nell’opera
si trovano i silenzi di Dio e i silenzi dell’uomo, dell’enigma,
dell’anima, dello specchio, della mitezza, dell’ignoto, delle
parole mancate, del bisbiglio. Particolari i silenzi subiti e
quelli imposti, creature terribili dell’uomo, e Bernardo De Muro
li ha chiamati “ciliegie amare” difficili da dominare e da
contrastare; riempiono più pagine del saggio e fanno riflettere
per il loro doloroso tacere e la gravosità che ferisce l’animo.

   
Rileggendoli, si coglie quanta disumanità pervade l’uomo e
quanto poco faccia per estirparle, queste “ciliegie amare”.

   
Altro tema: come interpretare e vivere i nostri silenzi’? A
volte sono riflessioni, altre volte nuocciono, motivano,
aiutano. Se non si hanno cose da dire è meglio tacere, diceva
Wittgenstein: in questo modo il silenzio gioverebbe sia a chi lo
esercita sia a chi lo riceve. Scrive De Muro: “Si teme che il
silenzio, quando perde gioia e freschezza, aggiunga fragilità a
fragilità”. Esorta ad abbandonare i silenzi rumorosi e quelli
inopportuni, definendoli “rumori di fondo”, “perniciosi sibili”.

   
E le stoccate: “Che l’iracondo smorzi la sua ira e prenda di
mira se stesso, che l’invidia smetta di seminare vento”.

   

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