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Milano, accoltellò sei passanti per rapinarli: 23enne condannato a 8 anni

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Ultimo aggiornamento 20 Febbraio, 2024, 01:44:20 di Maurizio Barra


Milano, accoltellò sei passanti per rapinarli: 23enne condannato a 8 anni - foto 2

Tgcom24




Capace di intendere e di volere

 Nelle indagini la Procura aveva anche disposto una consulenza psichiatrica sul giovane, che ha accertato la capacità di intendere e volere al momento dei fatti del 23enne. Nessun vizio di mente, dunque, ma un abuso di sostanze stupefacenti e un ritardo cognitivo che non hanno, però, inciso sulla capacità. Come ricostruito nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal gip Lidia Castellucci, si era trattato di “aggressioni brutali e violente, caratterizzate da pugni al volto, da colpi inferti con un coltello e da violente spinte che hanno fatto cadere a terra le donne”, che erano il bersaglio delle rapine.

“Avevo assunto delle pasticche”

 “Non mi ricordo nulla in quanto avevo bevuto e avevo assunto cinque pastiglie di Rivotril” aveva spiegato il giovane, difeso dall’avvocato Nicola D’Amore, davanti al gip, dopo l’arresto. “Prima di arrivare in Italia non facevo uso di nessun stupefacente, da quando sono arrivato in Italia faccio uso di hashish, eroina e pasticche sintetiche. Io mi ricordo soltanto fino al momento in cui sono entrato in un bar, ho comprato da bere, ma dopo l’assunzione delle pasticche non ricordo più nulla – ha aggiunto -. Vivo per strada a Milano in zona stazione Centrale, nel sottopasso. Mi rivolgo alle associazioni assistenziali per mangiare e per gli indumenti”.

Deficit cognitivo

 Di fronte al giudice, nel processo abbreviato, il giovane ha detto anche che quel giorno aveva deciso di rapinare rubando cellulari, perché uno spacciatore gli aveva chiesto di portargli proprio dei telefoni in cambio di droga. Negli atti dell’indagine le azioni compiute dal 23enne erano state definite “implacabili e imprevedibili”, interrotte “solo grazie all’intervento di privati cittadini prima e delle forze dell’ordine poi” scongiurando “la commissione di fatti ancora più gravi”. Nel bilanciare le aggravanti con le attenuanti, però, nel processo si è tenuto conto anche del ritardo cognitivo del giovane. Anche questo deficit però, così come l’uso di droghe, non ha influito sulla piena capacità di intendere e volere, come stabilito dal consulente Marco Lagazzi.

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