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Villadei torna sulla Terra e ci racconta la sua straordinaria avventura nello Spazio

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Ultimo aggiornamento 20 Febbraio, 2024, 22:32:11 di Maurizio Barra

Walter Villadei
Francesco Russo/ AGI – Walter Villadei

“È stato un addestramento progressivo e per step successivi. Si inizia con l’ addestramento di base per gli astronauti allo scopo di conseguire tutta una serie di abilitazioni. Io lo ho iniziato in Russia e lo ho completato e perfezionato negli Usa. Una volta che si arriva alla missione, l’addestramento è di due tipologie: il primo è quello di gestione dei compiti assegnati all’astronauta, nel mio caso il ruolo di pilota della missione Axiom 3 in tutte le sue fasi, dal decollo fino al rientro; c’è poi un addestramento che è finalizzato al poter svolgere tutta l’attività sperimentale a bordo della stazione, quindi l’interazione con il mondo accademico e scientifico è fondamentale per avere consapevolezza di ciò su cui si sta operando. Il terzo tipo di addestramento è come equipaggio: dobbiamo essere coordinati, c’è un’esigenza di true coordination che è un’attività tipica a cui l’aeronautica punta sempre quando addestra i propri equipaggi. Quindi parte dell’addestramento è stato vivere insieme come equipaggio e maturare questo tipo di coordinamento che è poi diventato un’amicizia con i miei colleghi di questa straordinaria avventura”.

“L’addestramento è fatto in modo tale che non ci sia nulla che sorprenda completamente l’astronauta e quindi devo dire che di cose particolarmente inaspettate non ce ne sono state, e questo significa che l’addestramento è stato ben distribuito. È vero anche che è un ambiente completamente nuovo che poi impari a vivere e a conoscere per la prima volta quando sei lì, quindi anche quelle piccole cose di vita quotidiana diventano particolari e si sviluppano una serie di piccole tecniche o segreti che gli equipaggi o gli astronauti che sono lì già da diversi mesi ti passano come suggerimenti e consigli. Non ci sono particolari difficoltà ma c’è sicuramente l’esigenza di avere una capacità di adattamento e di flessibilità perché alcune cose vengono fatte per la prima volta quando sei effettivamente in volo”.

Villadei tra il capo di stato maggiore dell'Aeronautica, Luca Goretti, e il presidente dell'Asi, Teodoro Valente
Aeronautica Militare – Villadei tra il capo di stato maggiore dell’Aeronautica, Luca Goretti, e il presidente dell’Asi, Teodoro Valente

“Indubbiamente il coinvolgimento dei ragazzi e delle ragazze per riuscire ad avere nel futuro ingegneri, piloti, medici e astronauti che possano proseguire e ulteriormente consolidare il ruolo dell’Italia, ma anche dell’Europa, nello Spazio è fondamentale. Per questo riuscire a parlare con i ragazzi è importantissimo: credo che entusiasmarli sia una delle attività più importanti che gli astronauti possano fare. Non esiste una ricetta segreta per diventare astronauti ma ci vuole passione, ci vuole pazienza, ci vuole costanza, quindi occorre spiegare ai ragazzi che anche attraverso lunghi percorsi si può riuscire”.

Walter Villadei con Franco Malerba, il primo astronauta italiano nello Spazio
Aeronautica Militare – Walter Villadei con Franco Malerba, il primo astronauta italiano nello Spazio

Ha definito la Space Economy come un modello vincente per il sistema Paese. È un modello che può essere allargato?

“Questo modello nell’ambito delle attività spaziali funziona, crea sinergie fondamentali potrebbe essere applicato anche in altri settori. È importante ricordare come a distanza di 60 anni, quando lanciammo il primo satellite San Marco nel ’64, la collaborazione fu tra l’Aeronautica militare e l’Università di Roma. Già al tempo questa interazione tra mondo accademico, scientifico e militare diede risultati straordinari. Oggi questo si arricchisce di un ulteriore livello, la Space Economy, cioè la possibilità di creare modelli e piattaforme che siano opportunità di promozione del Made in Italy e rafforzino innovazione e ricerca. Abbiamo dimostrato che è un modello che funziona e risponde alla logica di trasformazione del settore: se prima l’accesso allo Spazio era riservato ai grandi governi, oggi ci sono realtà private che iniziano ad avere capacità operative consistenti”.

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