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Rapporto ambiente Snpa 2023: "Polveri sottili calate in 10 anni, ma non basta"

Tempo di lettura: 3 minuti

Ultimo aggiornamento 21 Febbraio, 2024, 12:18:07 di Maurizio Barra

L’inquinamento da polveri sottili PM 10 e PM 2,5 è calato in Italia negli ultimi dieci anni, ma in modo insufficiente. Le concentrazioni di PM 10 sono calate del 45% fra il 2013 e il 2022, ma nel 2022 è stato sforato il valore limite giornaliero della normativa nazionale nel 20% dei casi. L’Italia è lontana dallo scendere sotto i limiti (molto ambiziosi) delle polveri sottili raccomandati dall’Oms. È quanto emerge dal quarto ‘Rapporto Ambiente’ di Snpa, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, la rete formata da Ispra nazionale e Arpa regionali. Un’analisi in 21 punti sullo stato dell’ambiente in Italia, per capire quali trend stanno andando nella direzione giusta e quali no, cosa risulta stabile, quali elementi andrebbero maggiormente indagati e migliorati.

Il quadro nazionale riporta un segno positivo per rinnovabili, raccolta differenziata e controlli agli impianti produttivi; c’è ancora da lavorare sul fronte del consumo di suolo, delle emissioni di gas serra e della produzione di rifiuti speciali. Lento miglioramento della qualità dell’aria ma sono ancora lontani i livelli raccomandati dall’Oms, soprattutto per il Pm10. 

Una sezione del Rapporto è dedicata alle migliori azioni messe in campo dal Sistema nazionale Snpa (composto da Ispra e dalle Agenzie ambientali Arpa/Appa) sulle principali tematiche ambientali. Gli indicatori che popolano il Rapporto Ambiente sono utili a monitorare gli obiettivi fissati dal Green Deal europeo, dall’Agenda 2030, dalla Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile e dall’Ottavo programma d’azione ambientale.

In sintesi presentano trend positivi, cioè un andamento che va nella direzione auspicabile dal punto di vista ambientale: uso di energie rinnovabili (dal 6,3% del 2004 si è passati al 20,4% nel 2020 con un valore superiore all’obiettivo del 17% assegnato all’Italia; si registra, tuttavia, un calo al 19% nel 2021); agricoltura biologica, in crescita sia in termini di operatori sia di superficie coltivata negli ultimi 32 anni (nel 2022 l’agricoltura biologica interessa il 18,7% della superficie agricola utilizzata e il 7,3% del numero di aziende agricole); andamento della raccolta differenziata (aumento di un punto percentuale a livello nazionale nel 2022, rispetto al 2021, che raggiunge così il 65%); quantità di rifiuti smaltiti in discarica, in costante discesa (dal 63,1% del 2002 si è passati al 17,8% del 2022; il numero delle discariche operative è pari a 117 impianti);
qualità dell’aria con un andamento decrescente del PM2,5 negli ultimi 10 anni (risulta tuttavia superato, nella quasi totalità delle stazioni di monitoraggio, il valore di riferimento annuale dell’Oms); controlli Snpa agli impianti produttivi (trend relativo agli anni 2020-2021 positivo). 

Il Rapporto è stato presentato alla Presidenza del Consiglio dei ministri a Roma. Intervengono tra gli altri: Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica; Stefano Laporta, presidente Ispra e Snpa; Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome.

La situazione meteo, spiega Giorgio Cattani, esperto di monitoraggio della qualità dell’aria dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) fa sì che “gli inquinanti oltre ad accumularsi si formano in atmosfera”. Intervistato da Rainews24, Cattani ha rilevato che occorre “trovare la massima sinergia tra le misure di risanamento della qualità dell’aria e quelle che tendono a ridurre i gas serra” all’origine dei cambiamenti climatici.

Gli episodi meteorologici “sfavorevoli, con lunghi periodi senza pioggia né neve e con venti scarsi, sono diventati più frequenti negli ultimi cinque anni e hanno portato alla stagnazione atmosferica che impedisce la dispersione delle polveri sottili in città. È quindi il cambiamento climatico a impedire la riduzione dello smog, nonostante gli sforzi messi in campo a livello pubblico e privato. L’unica strada per affrontare la situazione è una sfida epocale”.

Ne è convinto Antonio Piersanti, responsabile del Laboratorio sull’inquinamento atmosferico del Dipartimento sulla sostenibilità di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) il cui sistema di analisi e previsione dell’inquinamento atmosferico, Minni, fa parte del consorzio europeo Copernicus.

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