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Corte dei conti europea, ci sono dei punti deboli nella tutela dello Stato di diritto

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Ultimo aggiornamento 22 Febbraio, 2024, 11:43:08 di Maurizio Barra

 
Lo scudo eretto dall’Ue a difesa dei valori fondamentali è stato rafforzato grazie al regolamento sulla condizionalità, introdotto nel gennaio 2021, ma presenta punti deboli e non assicura ancora una piena tutela degli interessi finanziari dell’Unione. È quanto emerge da una relazione della Corte dei conti europea che prende in esame gli strumenti a disposizione dell’Ue per proteggere il bilancio comunitario dalle violazioni dello Stato di diritto, in particolare il regolamento sulla condizionalità. Quest’ultimo permette di sospendere i fondi diretti a uno Stato nel caso in cui le violazioni dello Stato di diritto riscontrate dall’Ue abbiano un impatto reale o potenziale sul bilancio europeo.

“Le nuove tutele  in merito allo Stato di diritto rappresentano un passo avanti encomiabile”, ha dichiarato Annemie Turtelboom, membro della Corte che ha diretto l’audit. “Ma – ha aggiunto – si tratta di una corazza incrinata: lo Stato di diritto è un valore fondante dell’Ue, che merita senz’altro una blindatura stagna”.

L’Unione europea ha utilizzato nei confronti di Ungheria e Polonia diversi strumenti per proteggere il bilancio comunitario dalle violazioni dello Stato di diritto, con un impatto stimato che ammonta, rispettivamente, a 22 e 134 miliardi di euro circa. Questi importi, tuttavia, non sono ancora effettivi, in quanto rappresentano solo l’impatto potenziale su pagamenti e impegni futuri fino alla fine del decennio. In altri termini, le ricadute dirette di bilancio sono di gran lunga inferiori a quanto potrebbero far pensare queste cifre.

Nell’unico caso in cui il regolamento sulla condizionalità è stato attivato, nei confronti dell’Ungheria, la proposta di bloccare i finanziamenti è stata debitamente motivata. Quanto agli altri Paesi, tuttavia, la Corte non ha potuto verificare sempre i motivi per cui è stato usato uno strumento anziché un altro. Secondo i giudici contabili, quindi, la Commissione europea non può dimostrare in modo “trasparente” che gli interessi finanziari dell’Ue siano adeguatamente tutelati in tutti gli Stati membri.

La Corte, inoltre, ha rilevato che il blocco dei fondi può ostacolare la realizzazione dei programmi dell’Unione e il conseguimento degli obiettivi strategici connessi, qualora un governo venga meno ai propri obblighi. Ecco quindi che i cittadini potrebbero essere i primi a pagarne lo scotto, avvisano gli auditor. Ad esempio, gli studenti potrebbero non avere più la possibilità di partecipare a un programma di scambio Erasmus+.

L’audit è stato condotto su un campione di sei Stati membri, ossia i Paesi oggetto delle procedure a titolo dell’articolo 7 del Trattato Ue (Polonia e Ungheria) e del regolamento sulla condizionalità (Ungheria), nonché quelli interessati dal meccanismo di cooperazione e verifica (Romania e Bulgaria). Nel campione sono state incluse anche Grecia e Italia, sulla base dei problemi individuati in materia di Stato di diritto e della loro rilevanza, nonché per ragioni di equilibrio geografico.


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