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Schlein, 'tanta disaffezione, rischio astensione in Sardegna'

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 22 Febbraio, 2024, 01:49:26 di Maurizio Barra

“C’è tanta disaffezione, c’è
tanto rischio di astensione”. Sono i timori espressi dalla
segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti del
voto di domenica 25 febbraio in Sardegna. “Ieri alle persone che
hanno riempito il teatro qui a Cagliari e quello a Carbonia ho
detto: ‘noi veniamo per spingervi, per dare una mano ma non
facciamo noi la differenza, la fate voi che conoscete queste
persone, le loro paure, le loro sofferenze e anche le loro
incazzature che è giusto ascoltare – ha sottolineato la leader
dem -. Se ognuno di noi si prende un pezzo di responsabilità, di
parlare con le persone che conosce, di dire ‘guardate che se non
ci interessiamo di politica, la politica si interessa comunque
di noi'”.

   
Ricordando i problemi evidenziati ieri dalla platea del
Massimo che l’ha accolta ieri, Schlein ha aggiunto: “Ci
raccontavano del problema che hanno gli agricoltori che lavorano
qui a Sestu: quando il prezzo a cui vendi è più basso del costo
a cui produci, l’impresa diventa non sostenibile. E poi ci hanno
parlato della siccità. Questi temi la politica li deve
affrontare con massima urgenza, basta politichese, basta
questioni interne al palazzo”.

   
Non è mancato un attacco alla premier: “Per fortuna che per
una volta ogni tanto Giorgia Meloni esce dal suo palazzo e va a
incontrare le persone”, ha commentato riferendosi alla chiusura
della campagna elettorale del centrodestra, nel pomeriggio alla
Fiera di Cagliari dove ci saranno anche Tajani e Salvini con
tutti i sostentori dei Paolo Truzzu.

   
Una platea che “chissà “, si chiede Shlein, se avrà la
possibilità di esprimere a Meloni “le fatiche, i problemi che
hanno anche quelli che l’hanno votata, magari perché speravano
in un cambiamento e invece si trovano dopo un anno e mezzo con i
tagli alla sanità pubblica, i tagli alle pensioni,
specialmentealle donne, il rifiuto di approvare il salario
minimo, l’aumento della precarietà del lavoro e la negazione
dell’emergenza climatica che colpisce per prima gli
agricoltori”.

   

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