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Argentina: l’ultimo miglio delle elezioni presidenziali si gioca tra Milei e Massa

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 13:25:38 di Maurizio Barra

Più che una corsa pare una corrida. L’ultimo miglio delle elezioni presidenziali argentine si disputa tra due candidati, i favoriti, che si affrontano a viso aperto con promesse funamboliche e irrealistiche: Javier Milei, 53 anni, un anarcoliberista che cerca di sparigliare le carte, e Sergio Massa, 51 anni, attuale ministro dell’Economia, peronista di lungo corso.

L’iperinflazione

Nelle stesse ore in cui il peso, la moneta argentina, crolla del 7,5% il quadro economico è ammantato da una crisi profonda. L’inflazione è il punto dolente, gli ultimi dati rilevano un tasso annuo del 125%, uno dei più alti del mondo. Una follia che rievoca, pur su scala minore, i tempi dell’iperinflazione (anni Ottanta) con la crescita dei prezzi a 4 cifre, un caos economico che impediva qualsiasi pianificazione familiare e obbligava le imprese della distribuzione ad assoldare impiegati disposti a cambiare i prezzi degli articoli, esposti negli scaffali dei supermercati, più volte al giorno.

Moneta a picco

Il crollo del peso di queste ore, secondo gli analisti, va raccontato così: si tratta di un calo equivalente a quello complessivo della settimana precedente che a sua volta era vicino a quello registrato in tutto il mese di settembre. Una tendenza esponenziale – sul mercato parallelo il dollaro ha sfondato per la prima volta quota 1.000 pesos – alimentata da vari fattori: la crisi di liquidità della Banca centrale, che cerca di contenere la svalutazione. E la continua emissione di pesos da parte della stessa Banca centrale che, rispondendo a richieste del governo peronista, vorrebbe sostenere e finanziare le politiche sociali dell’Esecutivo.

L’apogeo dello scontro tra Milei e Massa si è raggiunto in tv al momento dell’illustrazione della politica cambiaria dei candidati. Con la spregiudicatezza che, secondo i sondaggi, gli consente di guadagnare molti consensi, Milei, teorico della dollarizzazione dell’economia, ha detto che «il peso non serve neanche come concime», una dichiarazione che il peronista Massa, ha respinto con durezza. «Sta giocando con i risparmi della gente per guadagnare un voto in più».

L’esasperazione di una larga fetta di elettori, il cui potere d’acquisto è decurtato senza alcuna integrazione, con modalità “scala mobile”, pare stia premiando Milei che annuncia misure sempre più draconiane: la convocazione di una sessione straordinaria del Congresso per promuovere una riforma dello Stato che «abolisca la Banca centrale e avvii una deregolamentazione del mercato del lavoro». Non solo. Milei ha riabilitato l’ex ministro dell’Economia Domingo Cavallo, che stabilì il rapporto di parità (1 a 1) tra peso e dollaro tra il 1991 e 2001, e per l’ex presidente Carlos Saul Menem, al potere tra il 1989 e il 1999, accusando i politici odierni di godere di “privilegi di casta”. La parità fissa di Cavallo, va ricordato, finì per strangolare l’economia argentina, a quel punto incapace di esportare beni e servizi a causa di una competitività totalmente erosa. L’ultimo atto di Cavallo portò alle dimissioni del presidente Fernando de La Rua, costretto a lasciare la Casa Rosada in elicottero dopo gravi scontri di piazza e un bilancio di trenta morti.

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