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Attanasio, ecco a che punto è l’inchiesta a tre anni dall’uccisione dell’ambasciatore

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 11:11:45 di Maurizio Barra

Esattamente tre anni fa, il 22 febbraio 2021, l’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio, il carabiniere che gli faceva da scorta Vittorio Iacovacci e l’autista del Programma alimentare mondiale Mustapha Milambo furono uccisi in un agguato, un drammatico tentativo di rapimento nella zona del Parco nazionale del Virunga, presso il villaggio di Kibumba, vicino alla città di Goma.

Un gruppo di banditi locali composto da almeno cinque persone, poi condannate all’ergastolo in Congo, ha bloccato il convoglio a bordo del quale viaggiava il diplomatico. La banda ha chiesto cinquanta mila dollari per ottenere il “lasciapassare”. Soldi che non erano però nella disponibilità delle persone che erano a bordo delle jeep. Da qui il tentativo di rapimento finito tragicamente.

«Voglio ricordare oggi, con commozione, l’Ambasciatore Luca Attanasio e il Carabiniere Vittorio Iacovacci nel terzo anniversario della loro tragica morte. Due servitori dello Stato, che con dedizione e impegno hanno onorato l’Italia, fino all’estremo sacrificio», ha scritto su X il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani.

Il gup di Roma: nessun colpevole per morte Attanasio, salta il processo

Per i familiari delle vittime quello di quet’anno è un anniversario particolarmente amaro. È infatti recentissima – risale alla settimana scorsa – la decisione del gup di Roma Marisa Mosetti di disporre il non luogo a procedere per i due funzionari del Pam, agenzia dell’Onu, Rocco Leone e Mansour Luguru Rwagaza che erano accusati di omicidio colposo. Il motivo? Difetto di giurisdizione legato alla immunità diplomatica. Con l’ordinanza del Gup è giunto dunque lo stop a un procedimento che ha vissuto di rallentamenti legati proprio allo “status” dei due imputati.

I due funzionari del Pam erano accusati dal procuratore aggiunto, Sergio Colaiocco, di avere «attestato il falso, al fine di ottenere il permesso dagli uffici locali del Dipartimento di sicurezza dell’Onu, indicando nella richiesta di autorizzazione alla missione, al posto dei nominativi dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci quelli di due dipendenti Pam così da indurre in errore gli uffici in ordine alla reale composizione del convoglio e ciò in quanto non avevano inoltrato la richiesta, come prescritto dai protocolli Onu, almeno 72 ore prima».

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