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Difesa europea, nelle stanze della nuova Unità di crisi

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 13:55:01 di Maurizio Barra

È con crescente nervosismo che l’establishment europeo aspetta l’esito delle prossime elezioni americane. Il possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump fa temere il disimpegno della Nato, o il ritiro degli Stati Uniti dall’Europa.

Dietro alle dichiarazioni di routine, qualcosa si muove. Da alcune settimane la diplomazia comunitaria ha la propria Unità di crisi, mentre prosegue il negoziato diplomatico in vista della nascita nel 2025 di una forza d’intervento rapido.

Sono stati gli eventi afghani di tre anni fa a indurre il Servizio europeo di azione esterna (Seae), il braccio diplomatico europeo, a dotarsi di una Unità di crisi, come quella che la Farnesina ha dal 1990, e il Quai d’Orsay dal 2008. L’ascesa dei Talebani e la fuga dal Paese delle truppe della Nato furono traumatiche. I funzionari comunitari si erano ritirati per tempo; ma si trattò di aiutare i dipendenti locali a lasciare Kabul, in tutto circa 400, mentre nel sangue il nuovo governo prendeva il potere.

Monitoraggio continuo di polizia e intellingence

Era il 2021. Da allora i focolai di crisi, con la necessità di mettere al riparo i cittadini europei, si sono moltiplicati: in Ciad e in Guinea sempre nel 2021, in Burkina Faso nel 2022, in Niger, in Gabon e in Sudan nel 2023, senza dimenticare la guerra a Gaza, scoppiata nell’autunno scorso. Dalla Striscia sono state fatte evacuare finora 2.500 persone, tra cittadini comunitari e cittadini di Paesi terzi. In Afghanistan, un piano di evacuazione era pronto, non in Sudan, dove la guerra civile era inattesa.

Nella sede del Seae, a fianco dell’ufficio dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di Sicurezza Josep Borrell, 70 persone monitorano 24 ore su 24, sette giorni su sette la scena internazionale. Sono poliziotti, agenti dell’intelligence, militari. Il loro compito è di organizzare la sicurezza delle delegazioni all’estero, preparare piani di evacuazione consolare, analizzare la situazione mondiale, principalmente sulla base di fonti pubbliche. Tre volte al giorno preparano un resoconto da inviare ai vertici del Seae.

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