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Esplode anche in India la protesta degli agricoltori

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 14:39:55 di Maurizio Barra

NEW DELHI – Barricate, agenti in tenuta antisommossa, gas lacrimogeni sparati sui manifestanti in prima linea e fatti precipitare con i droni su quelli nelle retrovie. Ma anche la sospensione dei servizi internet per rendere più difficile il coordinamento tra i dimostranti e il divieto per 30 giorni di riunirsi a scendere in piazza nella capitale.

Uno scontro annunciato

Le forze di sicurezza indiane sono ricorse a una miscela di metodi collaudati e novità per tentare di fermare decine di migliaia di agricoltori pronti a marciare su Delhi per chiedere un prezzo minimo garantito per ciò che producono. Le manifestazioni hanno preso il via martedì dopo che l’ultimo tavolo negoziale tra il governo e i rappresentanti della protesta si era chiuso senza risultati.

Una possibilità, quella di dover andare allo scontro, che il governo considerava altamente probabile, tanto che fin da domenica 11 febbraio alcune delle principali arterie che collegano New Delhi con l’Haryana, il Punjab e l’Uttar Pradesh erano state sbarrate dalla polizia con blocchi di cemento, pesanti transenne metalliche, tappeti di chiodi e container. Alcuni dimostranti che hanno tentato di smantellare le barriere sono stati arrestati.

Le rivendicazioni degli agricoltori

Gli agricoltori accusano il governo di non aver mantenuto fede a un impegno preso nel 2021 in occasione di un’altra protesta durata oltre un anno. In quella occasione i manifestanti ottennero il ritiro di alcune riforme approvate dal Parlamento per deregolamentare il settore agricolo, incassando la promessa di un’estensione del meccanismo che fissa un prezzo minimo d’acquisto dei loro prodotti. I manifestanti lamentano il fatto che la commissione istituita per affrontare la questione non abbia fatto progressi.

In India il governo fissa un prezzo minimo per oltre venti prodotti agricoli, ma vi si attiene solo per riso e grano, ovvero i due cereali su cui poggia il suo principale programma alimentare che garantisce 5 chilogrammi a testa al mese a oltre 800 milioni di persone. Un impegno finanziario enorme, stimato in 24,7 miliardi di dollari all’anno, che coinvolge direttamente solo il 7% dei produttori e che non manca di detrattori.

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