Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 14:31:39 di Maurizio Barra
L’attesa conferenza stampa di inizio anno dell’Ufficio nazionale di statistica disegna una Cina che non ha ancora svoltato sulla pandemìa, il Pil 2023 al 5,3%, in linea con le aspettative, è il più lento in trent’anni; si registra un calo demografico per la seconda volta consecutiva mentre la disoccupazione giovanile – i dati erano rimasti nel cassetto per un semestre – corre sempre a doppia cifra. Gli investimenti in asset fissi sono aumentati del 3% su base annua ma non si traducono in sviluppo mentre calano lievemente i prezzi delle nuove case a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen (-0,4% a dicembre), troppo poco per poter dire che la Cina è fuori dalla bolla che ha colpito il mattone.
Effetto mercati finanziari
Nel 2023 la Cina ha annunciato un aumento del 5,2% del Pil, pari a 17.600 miliardi di dollari. Una cifra superiore al’anno precedente, quando il Pil è cresciuto del 3% a causa delle restrizioni sanitarie per contenere il Covid, ma anche una crescita la più lenta in trent’anni. Poi, la fine dei lockdown e l’obiettivo di crescita di «circa il 5%» per il 2023. Ma non è bastato tornare alla normalità, famiglie e imprese sono rimaste in attesa, il che ha bloccato l’espansione dei consumi. Un quadro che ha penalizzato le performance dei mercati addirittura a Hong Kong l’indice Hang Seng ha chiuso a 3,71%, ai livelli pù bassi degli ultimi 14 mesi.
Un esercito di disoccupati
Sono i dati sull’involuzione demografica per il secondo anno il saldo è negativo e la disoccupazione giovanile al 14,9% a deprimere le aspettative. La Cina ha ripreso a pubblicare i dati sulla disoccupazione giovanile dopo un incomprensibile stop di sei mesi. Secondo l’ultimo aggiornamento la disoccupazione tra i giovani di età compresa tra 16 e 24 anni si attesta al 14,9%, in miglioramento rispetto al tasso record di disoccupazione giovanile del 21,3% registrato a giugno.
Ma nel calcolo, hanno spiegato i funzionari dell’ufficio di statistica, è stato utilizzato un nuovo metodo che “rifletterà in modo più accurato l’occupazione dei giovani che entrano nella società”. La disoccupazione come tasse medio urbano scende al 5,2%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2022. La situazione occupazionale è generalmente stabile, secondo l’Ufficio nazionale di statistica. Il tasso di disoccupazione urbana rilevato nel paese è stato del 5,1% a dicembre 2023, ha affermato l’Nbs, aggiungendo che il dato nelle 31 principali città cinesi è stato del 5% per l’intero anno. Il numero totale dei lavoratori migranti rurali è cresciuto di 1,91 milioni rispetto all’anno precedente fino a 297,53 milioni nel 2023, con un reddito medio mensile in aumento del 3,6% su base annua a 4.780 yuan (circa 672 dollari Usa)
La demografia pesa
Cala ancora la popolazione cinese, per il secondo anno consecutivo. Le nascite nella Repubblica Popolare sono sempre meno. I dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica parlano di una popolazione di circa 1,409 miliardi di persone a fine 2023 (un dato che esclude gli abitanti di Hong Kong e Macao e ovviamente anche Taiwan), una riduzione di 2,08 milioni rispetto all’anno precedente. Il 2022 era stato per il gigante asiatico l’anno del primo calo della popolazione in 60 anni. Nel 2023 in Cina sono nati 9,02 milioni di bambini (6,39 nascite ogni mille persone), rispetto ai 9,56 milioni del 2022. E aumenta il numero dei morti, che passa da 10,41 milioni a 11,1 milioni, probabilmente anche a causa della pandemia di coronavirus. Gli effetti della politica del figlio unico sono sempre più evidenti, nonostante l’abbandono della misura di controllo delle nascite a causa dell’andamento demografico preoccupante. Tra le cause, dicono gli esperti, si deve tener conto del costo della vita e la tendenza dei giovani a sposarsi sempre meno. Lo scorso anno – com’è noto – l’India ha superato la Cina come Paese più popoloso al mondo.

