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Kaja Kallas, la premier estone ricercata dalla Russia: chi è e perché Mosca la vuole

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 12:42:29 di Maurizio Barra

La polizia russa ha inserito il primo ministro estone Kaja Kallas, il suo segretario di Stato e il ministro della Cultura della Lituania nella lista dei ricercati, secondo il database del Ministero degli Interni russo. E’ la prima volta che un primo ministro viene inserito nella lista dei ricercati del governo russo.

La distruzione dei monumenti sovietici

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov (video) ha dichiarato che Kallas è ricercata per «profanazione della memoria storica». L’agenzia di Stato russa TASS ha dichiarato che i funzionari baltici sono accusati di aver «distrutto i monumenti ai soldati sovietici» della II guerra mondiale eretti nella Repubblica baltica nel dopoguerra quando era sotto il dominio dell’Urss.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova (video) ha dichiarato: «Questo è solo l’inizio. I crimini contro la memoria dei liberatori del mondo dal nazismo e dal fascismo devono essere perseguiti», ha detto Zakharova.

Kaja kallas con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

Kallas: «Segno che sto facendo la cosa giusta»

Kaja Kallas ha replicato che la decisione di Mosca di inserirla nella lista dei ricercati è la prova che sta «facendo la cosa giusta» e ha aggiunto che continuerà ad assicurare il suo «forte sostegno all’Ucraina» e a battersi per «rafforzare la difesa dell’Europa». Kallas, in un messaggio su X, ha aggiunto che «gli strumenti della Russia non sono cambiati», ricordando che sua madre e sua nonna furono deportate in Siberia. «Il Cremlino – scrive ancora la premier estone – ora spera che questa decisione ridurrà al silenzio e me e altri, ma non sarà così».

Le nazioni baltiche che in passato facevano parte dell’Unione Sovietica hanno annunciato piani di demolizione di monumenti di epoca sovietica. Nel 2022 Kallas ha dichiarato che le autorità estoni avrebbero smantellato da 200 a 400 monumenti di questo tipo. In risposta, il capo del Comitato investigativo russo, Alexander Bastrykin, ha ordinato un’indagine penale sulla questione.

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