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Marcello Lippi: “Ho sempre creduto nella vittoria ai Mondiali del 2006”

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 01:45:14 di Maurizio Barra

“Ho sempre creduto nella vittoria e ho sempre cercato di trasmettere ai miei giocatori questa mentalità: andare a partecipare a una manifestazione per vincere”. Lo sottolinea Marcello Lippi, il ct con cui la nazionale italiana ha conquistato i campionati del mondo nel 2006, presentando il docufilm “Adesso vinco io”, in uscita al cinema e diretto da Herbert Simone Paragnani.

“Eravamo convinti di poter vincere questa Coppa – ribadisce l’ex allenatore -. Io ero convintissimo, ho cercato di convincerli tutti e ci sono riuscito. Dico sempre che ho avuto due cose straordinarie nella mia vita: la mia famiglia e la Coppa del Mondo vinta in Germania”.

“Vinco io? Non sempre, ma abbastanza”, scherza l’ex allenatore citando il titolo del docufilm, per poi aggiungere: “Ho avuto la fortuna di avere giocatori bravi, senza i quali non si vince. Poi sono stato abbastanza bravo anch’io a far entrare in testa a questi giocatori che avevamo le possibilità. Prima di ogni manifestazione dicevo sempre ai miei: ‘Adesso andiamo e vinciamo’, perché i giocatori devono pensare alla vittoria e non alla partecipazione, per quanto questa sia buona. Ho sempre cercato di trasmettere l’idea di vincere”.

Dopo l’esperienza con gli azzurri Lippi ha lavorato per sette anni in Cina, prima con il Guangzhou e poi con la nazionale. L’ex allenatore spiega: “Ci sono andato perché dal punto di vista economico era un’offerta eccezionale, sono andato per prendere questi soldi. Se pensavo di vincere? Il Guangzhou era una delle migliori squadre cinesi e abbiamo vinto tre scudetti e la Champions asiatica. Ma onestamente ci sono andato per l’offerta economica che era eccezionale”.

Nel 2019, in occasione dell’incontro al Quirinale con Sergio Mattarella, il presidente cinese Xi Jinping chiese che ci fosse anche Lippi: “Mi salutò chiedendomi quando sarei tornato ad allenare la loro nazionale e io gli diedi una pacca su una spalla. Se ho imparato il cinese quando ero lì? Qualche parola sì, poi ho dimenticato tutto. Imparare il cinese è impossibile”.

Nel 1994 il tecnico ricevette la prima proposta di allenare la Juventus. “Prima di accettare l’offerta di Agnelli – racconta – sono andato sulla tomba di mio padre. L’ho fatto perché lui, mio padre, non ha mai amato la Juve e allora io gli ho detto: ‘Abbi pazienza, io ci vado, ma non rimanerci male’”.

L’esordio di Lippi come calciatore però è stato nella Stella Rossa Viareggio, la squadra della sua città. Un inizio carriera che ricorda così: “Ci facevano cantare ‘Bella Ciao’. Era quasi una cellula del partito comunista, ma noi eravamo ragazzi e pensavamo solo a giocare al calcio”.

Infine a proposito di Zidane: “Dal punto di vista tecnico era il più bravo, un grandissimo calciatore. Era tecnicamente eccezionale, ha fatto parte di quella Juventus che ha vinto tutto quello che abbiamo detto prima. Un ragazzo straordinario e un grandissimo calciatore”.

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