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Mirafiori fa la cavia sul modello cinese

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Ultimo aggiornamento 24 Febbraio, 2024, 13:54:53 di Maurizio Barra

Un colpo di spugna alla storia di Torino un tempo Capitale dell’Auto in Italia. E non solo. Si potrebbe leggere così l’agonia del gigante Mirafiori che giace azzoppato in quel di corso Tazzoli. E così vengono in mente i bei tempi andati con quelle tute blu appese ad asciugare sui balconi il sabato mattina, quasi fossero bandiere che inneggiavano al lavoro e al benessere delle famiglie. Ora in fabbrica si vivacchia, e pure male, tra operai della 500 elettrica in cassa integrazione e colleghi più fortunati costretti a turnare in altri reparti. E la produzione langue con la prospettiva di arrivare appena a 50mila auto prodotte nel corso dell’anno, contro le 200mila che potrebbero garantire la sopravvivenza della fabbrica.

Lo dicono i sindacati, conti alla mano, lo ribadisce l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) attraverso il suo direttore generale Gianmarco Giorda che invoca un nuovo modello da mettere in produzione, stimolando il governo a valutare sia l’ipotesi dei cinesi della Leapmotor (che già navigano all’interno della galassia Stellantis), sia l’adozione di incentivi a chi acquista un’ auto elettriche. L’ennesima voce che invoca l’apertura verso altri mercati in grado di produrre un’utilitaria green a prezzi competitivi anche rispetto al diesel e alla benzina.

Ma il tempo scorre e c’è la sensazione che su Mirafiori si facciano solo parole, o peggio ancora possa diventare una sorta di cavia industriale su cui sperimentare strategie miste di lavorazione. E poi ci sono da considerare i tempi per la predisposizione delle linee di montaggio e l’eventuale messa in produzione. Tempi che certo non consentono di mettere a regime quelle 200mila unità che rappresentano la linea di galleggiamento del gigante abbandonato. E così fiorisce il gossip industriale sui compensi dei manager Stellantis, in primis l’ad Carlo Tavares con i suoi 23 milioni guadagnati nel 2023. Con un paragone che piace tanto ai sindacati: «Lui guadagna come 12mila operai…».

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