Ultimo aggiornamento 26 Febbraio, 2024, 20:01:55 di Maurizio Barra
Sulle rive del Mediterraneo sta per partire uno dei più grandi cantieri della storia nordafricana, quello di una nuova, ambiziosa città interamente progettata per gli affari, il commercio e il turismo. Sorgerà lungo la costa nord dell’Egitto, a Ras El-Hekma, località balneare tra El Alamein e Marsa Matruh, sulla sabbia dove nel 1942 l’esercito italo-tedesco fu sconfitto dalle armate britanniche.
Questa linea costiera, che si estende a est di Alessandria fino al confine con la Libia, dopo essere stata bonificata dalle mine ereditate dal secondo conflitto mondiale, negli ultimi anni è stata oggetto di un intensissimo sviluppo edilizio turistico-residenziale, diventando una delle mete alternative alle più celebri destinazioni sul Mar Rosso. La stessa El Alamein, Almaza, Marsa Matruh sono entrate in competizione con Sharm El Sheik, Hurgada, Marsa Alam, El Quseir. Non offrono le meraviglie della barriera corallina, ma in compenso godono di un clima più mite nei mesi estivi, non molto diverso da quello delle coste più meridionali dell’Italia, offrono spiagge dal mare cristallino ed escursioni di poche ore verso alcuni tra i più importanti siti archeologici e naturalistici del paese, come Alessandria, Siwa e il Cairo, con le sue vestigia dell’antico Egitto (tra cui le piramidi di Giza, Saqqara e Dashur) dell’impero romano, della cristianità e dell’islam.
Ma la nuova impresa ha caratteristiche che è il caso di definire faraoniche, soprattutto per la cifra enorme dell’investimento, superiore ai 150 miliardi di dollari. Denaro garantito, perché l’operazione è targata Abu Dhabi, e in parte già disponibile: i primi 11 miliardi per avviare i cantieri, infatti, sono già stati versati nelle casse egiziane; altri 24 miliardi arriveranno entro aprile.
Rainews estensione dell’area urbana di Ras El Hekma
UNA CITTA’ DEL FUTURO
Faraonica sarà di conseguenza anche l’estensione dell’area urbana di Ras El Hekma: oltre 40.600 feddan, ovvero circa 100mila ettari, su cui nasceranno, annuncia il governo, quartieri residenziali, prestigiosi hotel internazionali, resort turistici, ampi luoghi di intrattenimento.
Il progetto prevede una città del futuro, concepita in collaborazione con Un-Habitat, l’agenzia delle Nazioni Unite che gestisce il programma per un’urbanizzazione socialmente e ambientalmente sostenibile. Attrezzata con le più moderne tecnologie, attenta alle problematiche ambientali, dotata di tutti i servizi, come ospedali, scuole e università. In tutto 11 distretti, tra cui una zona amministrativa; una economica franca per le industrie informatiche e i centri logistici; una riservata al business, per ospitare aziende globali interessate ai mercati di Africa e Medioriente. Previsti anche un grande porto turistico per yacht e navi da crociera, realizzato su un’isola collegata al tessuto urbano, e un aeroporto internazionale. La rete di trasporto pubblico sarà intelligente e a basso impatto ambientale. L’economia turistica sarà integrata da un sistema agricolo e industriale “leggero”. L’energia arriverà da una centrale eolico-fotovoltaica. Il cuore della città sarà architettonicamente ispirato alla tradizione locale, con costruzioni basse e ampi spazi per il tempo libero. Un intero distretto sarà esclusivamente dedicato al divertimento; un altro alla promozione della cultura locale.
Il rendering del progetto (https://unhabitat.org/news/10-dec-2020/a-new-plan-for-a-socially-environmentally-and-economically-sustainable-ras-al?fbclid=IwAR0orXeyZpNeGA2vLfq-ukJQnmrZrxk5AMa5ZXkSY1TIIvYs8o3ty6uBUVE) , evidenzia i punti di forza e candida esplicitamente Ras El Hekma a diventare una destinazione strategica per il mercato turistico internazionale, con particolare attenzione ad Asia ed Europa.
Obiettivo dichiarato: otto milioni di turisti all’anno, oltre a un ambizioso posto in prima fila tra gli scali crocieristici del Mare Nostrum. A realizzare la nuova città saranno la New Urban Communities Authority, braccio operativo del governo egiziano, e la Abu Dhabi Development Holding Company, di proprietà del governo degli Emirati Arabi Uniti. L’accordo è stato siglato formalmente venerdì scorso dal ministro egiziano per l’Edilizia abitativa, Assem el Gazzar, e il ministro degli investimenti degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed Al Suwaidi. La firma è avvenuta negli uffici ministeriali di New Capital, in cui il Presidente Al Sisi sta trasferendo il cuore finanziario, politico, amministrativo e giudiziario dell’Egitto.
New Capital è una città satellite sorta in pochi anni nel deserto 70 chilometri a sud del Cairo, con investimenti per oltre 50 miliardi di dollari: il più concreto esempio che quando l’Egitto annuncia la costruzione di una nuova città raramente è propaganda, anzi, quasi certamente è già una decisione operativa. Il settore egiziano delle costruzioni è capace di realizzare progetti enormi in tempi rapidissimi, grazie a una gestione verticistica delle procedure amministrative, ad aziende controllate dalle forze armate e a un territorio essenzialmente desertico, che permette di dare vita a tutto ciò che gli architetti disegnano su carta. Infatti, prima ancora della fulminea nascita di New Capital, anche in passato (sin dai tempi di Nasser, Sadat e poi Mubarak) sono state velocemente realizzate gigantesche operazioni urbanistiche (Nasr City, 6 Ottobre, Sadat City), spesso dettate dalla necessità di decongestionare l’affollamento abitativo del Cairo, che ospita un quarto dei 107 milioni di egiziani, una popolazione triplicatasi negli ultimi cinquant’anni, diventando la più vasta dei paesi arabi.
Rainews L’operazione di Ras El Hekma è la più importante collaborazione con gli Emirati Arabi
GLI INVESTIMENTI ARABI NEL TURISMO
Quello di Ras El-Hekma è dunque un progetto che l’Egitto è tecnicamente capace di realizzare, nella certezza del sostegno finanziario degli Emirati, paese che vanta una ricchezza netta attualmente vicina ai mille miliardi di dollari.
Il progetto peraltro si inquadra nelle politiche di espansione e diversificazione economica seguite da Abu Dhabi e da altri paesi del Golfo, come l’Arabia Saudita e il Qatar, da anni impegnati su programmi immobiliari a forte vocazione turistica. Basti pensare a Dubai, il primo e più riuscito esperimento, o al piano saudita “Vision 2030”, già in avanzata fase di realizzazione, il quale prevede, tra l’altro, l’avveniristica Neom, la famosa smart city pensata per un futuro sostenibile (https://www.neom.com/en-us ), e la trasformazione di una quarantina di isole del Mar Rosso dai panorami maldiviani in resort a sette stelle.
“A lungo termine – ha detto il primo ministro Madbouly – Ras El-Hekma trasformerà la costa settentrionale e il volto del paese”. Il premier ha spiegato che l’investimento diretto di Abu Dhabi nell’economia egiziana rappresenta la più grande operazione di questo tipo mai avvenuta nella storia dell’Egitto e sottolinea come i primi 35 miliardi di dollari in arrivo per aprire i cantieri, costituiscono in questo momento anche un prezioso aiuto contro la crisi valutaria che attanaglia gli egiziani. Una crisi che ha fatto crollare il valore della moneta locale e impennato l’inflazione, iniziata nel 2020 con lo stop al turismo provocato dalla pandemia, aggravata poi dall’impennata dei prezzi dei generi di prima necessità provocata dalla guerra in Ucraina (l’Egitto è il primo importatore al mondo di cereali) e ulteriormente appesantita dalla situazione in Palestina, che ha dimezzato il fatturato turistico egiziano, principale fonte di valuta pregiata. Non a caso, nei giorni successivi alla firma dell’accordo, ci sono stati incoraggianti segnali di ripresa nella quotazione della sterlina egiziana.
L’EGITTO E I FRATELLI DEL GOLFO
L’operazione di Ras El Hekma è la più importante collaborazione con gli Emirati Arabi, ma non è la prima e non resterà l’unica con i paesi del Golfo, che investono sull’Egitto anche per dargli la stabilità economica necessaria a evitare il malcontento popolare di cui storicamente si è servito il fondamentalismo islamico, da mesi già in ebollizione per la situazione a Gaza.
Al Cairo intere zone residenziali sono nate grazie a fondi emiratini, come Sheik Zayed, lussuosa città alla periferia est cui con riconoscenza è stato dato il nome del presidente degli Emirati; o come altrettanto fastosi centri commerciali edificati senza nulla invidiare ai più importanti mall occidentali, come il Festival City Mall e il Mall of Egypt, quest’ultimo addirittura con una pista da sci al proprio interno.
Un legame, quello tra Egitto e i fratelli arabi del Golfo, che vede in prima linea anche l’Arabia Saudita. Ryihad ha realizzato al Cairo altri imponenti centri commerciali, come il mall of Arabia, e recentemente ha acquisito una serie di aziende pubbliche versando miliardi di dollari. E’ tornato a investire sull’Egitto finanche il Qatar, dopo una riappacificazione che nel 2020 ha chiuso anni di gelo diplomatico provocati dal sostegno che un tempo Doha garantiva alla Fratellanza Musulmana, l’organizzazione che professa uno stato governato secondo i principi del Corano e che l’Egitto di Al Sisi ha da anni ha messo al bando come “gruppo terroristico”.
Il Qatar nel 2021 ha potuto riaprire l’hotel a 7 stelle “St. Regis” che già possedeva lungo il Nilo. Recentemente, ha acquisito a suon di milioni altri sette iconici e storici alberghi egiziani, celebri per aver ospitato le più grandi personalità del passato, tra cui il Mena House, accanto alle piramidi di Giza; l’Omar El Khayam sull’isola di Zamalek, nel cuore della capitale (comprende il Gezira Palace, costruito a fine 800 per ospitare Napoleone III e la principessa Eugenia durante l’inaugurazione del canale di Suez); il Winter palace di Luxor; il Cecil Hotel di Alessandria e l’Old Cataract di Aswan, quest’ultimo famoso anche per aver ospitato Agatha Christie. Alla scrittrice inglese è dedicata la più grande suite dell’hotel: 175 metri quadri, due camere da letto, soggiorno, studio e uno spettacolare balcone affacciato sul grande fiume. Sedere alla scrivania dove nacque il romanzo “Poirot sul Nilo” è un’emozione forte, ma serve un portafogli altrettanto robusto: costa 10mila euro a notte.
