Aggiornamenti, Calcio, Cinema, Cronaca, ECONOMIA, Juventus, Medicina, Salute e Benessere, Mondo, Notizie, Piemonte, Politica, Scienza, Spettacoli Musica e Cultura, Sport, Tecnologia, tutte le regioni italiane: ultimissime notizie in tempo reale sempre aggiornate, TUTTI I VIDEO DELLA JUVENTUS, Ultim'ora, VIAGGI E VACANZE: TUTTE LE NOTIZIE IN TEMPO REALE, VIDEO NOTIZIE

Michigan, Biden e Trump vincono le primarie ma non trionfano: ecco perché

Tempo di lettura: 2 minuti

Ultimo aggiornamento 28 Febbraio, 2024, 11:41:36 di Maurizio Barra

Joe Biden e Donald Trump vincono nettamente le rispettive primarie in Michigan, il primo per i democratici e il secondo per i repubblicani. 
Si consolida così la prospettiva di una nuova sfida nazionale tra i due, nel voto presidenziale che il 5 novembre di quest’anno deciderà se l’inquilino della Casa Bianca sarà per altri quattro anni l’attuale presidente o l’ex, sconfitto dalle urne nel 2020.

Le primarie di oggi, tuttavia, lanciano anche segnali politici a cui i due leader non potranno rimanere indifferenti. Biden deve fronteggiare la protesta della base democratica
che accusa la Casa Bianca di essere smaccatamente filoisraeliana e indifferente al massacro di civili palestinesi nella guerra di Gaza; Trump quella dei moderati repubblicani, che hanno dato alla rivale Nikki Haley circa il 30% dei consensi.

In entrambi i casi, i numeri del dissenso non sono in grado di fermare la corsa dei candidati. Ma tutto può ancora succedere. I guai giudiziari di Trump potrebbero produrre effetti dirompenti. Mentre resta sullo sfondo la polemica sull’età avanzata di Biden, tanto che qualcuno, sia pur sommessamente, non esclude la possibilità di una candidatura democratica alternativa dell’ultimo minuto in caso i problemi di salute del presidente si aggravassero.

Biden e il voto “uncommitted

In Michigan Biden sconfigge il deputato del Minnesota Dean Phillips, unico avversario di rilievo ancora in corsa nelle primarie democratiche. 
Una rilevante percentuale di elettori democratici, circa il 15%, ha però scelto di usare il cosiddetto voto “uncommitted”, che si può tradurre come “non schierato”, non impegnato a votare effettivamente il presidente in carica quando sarà il momento. È l’effetto pratico di una campagna mirata a sottolineare il dissenso rispetto alla posizione filoisraeliana della Casa Bianca sul conflitto di Gaza, accusata di fare poco o nulla per impedire le stragi dei civili e ottenere un cessate il fuoco. Il Michigan è del resto lo Stato con la maggiore presenza di arabo-americani, che nel 2020 si schierarono compatti a favore di Biden.

Secondo una proiezione della Cnn sul 20% dei seggi, erano già quasi trentamila gli elettori democratici che su questa base si riservano di decidere se votare Biden a novembre. Una dissociazione consistente, che potrebbe risultare decisiva in uno Stato chiave, in cui nel 2020 Biden vinse su Trump per poco più di 150mila voti. 

Trump e la resistenza dei moderati repubblicani

Per quanto riguarda Trump, l’ex presidente ha vinto nei primi cinque Stati del calendario delle primarie repubblicane. 
La sua affermazione in Michigan contro l’ultima grande rivale, l’ex ambasciatrice all’ONU Nikki Haley, arriva dopo una vittoria per ben 20 punti percentuali sabato scorso proprio nello Stato di cui Haley è stata governatrice, la South Carolina.

Tuttavia in Michigan Trump vince senza stravincere. La sua performance appare deludente soprattutto tra gli elettori delle periferie urbane e con un alto livello di istruzione, segno che le sue posizioni “estreme” non convincono una parte della base del partito, quella più moderata. Alcune fasce di elettorato repubblicano resta peraltro convinta che Trump abbia violato la legge in uno o più dei vari casi per cui sono aperti procedimenti penali contro di lui. Così Haley ottiene voti nelle aree dove si trovano città universitarie, come Ann Arbor, o nelle popolose zone di classe media e lavoratrice attorno a Detroit.

Forse anche per questo, o in attesa di improbabili ma non impossibili svolte giudiziarie, Haley non si arrende. Promette anzi di continuare la sua campagna, almeno fino al “Supertuesday”, il Supermartedì del 5 marzo quando andranno al voto nelle primarie ben 15 Stati americani.

 

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.